Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <608>
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608 Luigi Sigiioretli
Le Prince de Mussignano et le Cardinal Fesch ont dejà été cbez le S. Pere ponr implorer sa Clemcnce en faveur de lcur crimincl parent, mais je ne croia pas que le Gouvernement puisse écouter leors instances sana donner la preuve la plus Insigne de faiblesse et d'injustice.
R. Lutzow.
IV.
* ABCHIVIO DI STATO DI NAPOLI
Ministero Affari Esteri (Affari riservati Fascio 3713).
Riservato. Roma, 10 maggio 1836.
Eccellenza,
E d'uopo ch'io le rapporti un fatto qui accaduto non ha guari, ed il quale forma nel momento attuale il soggetto di tutte le conversazioni.
V. E. ben sa che a Canino presso Viterbo stavano a far dimora da più anni due de' figli di Luciano Buonaparte unitamente alla di loro madre. Questi giovani, si per la loro naturale cattiva inclinazione, che per la tolleranza di questo Governo, A erano dati in preda ad ogni specie di disordini, menando la vita presso che di briganti, e scorrendo le campagne sempre armati, e seguiti da un numero di gente facinorosa, che essi stessi proteggevano ne' loro delitti. Avevano finanche commesso qualche omi­cidio, e la tolleranza del Governo pontificio giungeva al punto di chiudere gli occhi sopra simili eccessi. Un delitto però commesso dai due giovani Buonaparte ultima­mente con avere ucciso a colpi di fucile un uomo in campagna perchè costui erasi altercato qualche giorno prima con persona di loro servizio, fece risolvere il Governo ad ordinare il di loro arresto. Fa imposto ciò nonostante all'ufficiale dei Carabinieri -Pontifici cui fu commesso il detto arresto, di eseguirlo con i possibili riguardi.
Ed in effetto costui, che era il tenente Cagiani fratello del delegato apostolico di Perugia, portatosi nel Caffè di Canino, dove essi si trovavano, lasciando da parte la forza dei carabinieri, entrò solo nel caffè e presentatosi al primo di essi gli dichiarò di avere la commissione dì arrestarlo. Per lo che rispose egli all'uffiziale di essere giusto che facesse il suo dovere, ma come quello si appressò, cavando questi un pugnale dal petto ferì di vari colpi l'uffiziale stesso che cadde morto. E volendo accorrere un sotto nffiziale dei stessi carabinieri che lo seguiva, fu dal medesimo mortalmente ferito e qualche altro dei soldati che ugualmente accorsero incontrarono la medesima sorte. Quel sotto uffiziale, benché ferito, ebbe forza di dare un colpo in testa all'ucci-Bore, il quale caduto a terra tramortito fu cosi preso dalla forza, mentre l'altro fratello erasene di già fuggito. Egli è stato tradotto in questo caste! S. Angelo dove attuai -mento trovasi. La madre dì lui, nonché il cardinal Fesch ed il principe di Musignano si sono tosto presentati al Papa, il quale ha solamente risposto che non potrebbe nella sua posizione altro fare se non che lasciare che la giustizia segua il dovuto suo corso. Vostra E. intanto ben comprenderà in quale imbarazzo dovrà trovarsi questo Governo per tale avvenimento. II pubblico sta vivamente indignato per lo accaduto 1 ed aspetta una punizione: gl'impegni e le considerazioni dall'altro canto tener dovranno in bilancio il Governo stesso, il quale non saprà qual mezzo termine trovare. Il delitto è troppo forte, ed aggravato da ogni svantaggiosa circostanza per lasciarlo niente o poco punito. Oltre ciò è compromessa con esso la forza morale del solo corpo in cui risiede la polizia esecutiva dello Stato, qual'è quello dei Carabinieri; e se in questo