Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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pagina
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611
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 611
che egli la manteneva.,. Mi avvisò allora di trovarmi compromesso e alla meglio mi scusai col dirgli che... ìo credea (esso) capace di simili azioni e non i signorini, che non li giudicava capaci, per i quali io avevo molta stima e che non voleva che l*avessc calunniati per essere stato io il loro Precettore per più anni, nella loro puerile età, ed altri rimproveri e quindi lo licenziai coli* imporgli, che essendo esso solo il reo, avesse subito mandato via la Donna. Coricatomi intanto sul letto, essendo di dopo pranzo, restai addormentato. Quando dopo un quarto d'ora circa, fui svegliato da una nepote che mi disse volermi parlare il Sg. D. Antonio. Mi alzai dal letto e lo trovai nella stanza attigua ove si trova il mio studiolo. Egli aveva in mano l'archibugio a due canne, le due pistole ai fianchi, ed il coltello, che gli sporgeva pure dalla tasca del giacchetto. Allora mi venne innanzi, e solo spingendomi col suo petto, mi ridusse al muro, restando fra il muro ed il petto del medesimo. Offuscate dal sonno le facoltà intellettuali, non avevo maniera di parlare o rispondere. Egli si fece a dirmi: che... sono queste? E non ci sarà permesso di tenere una donna? Noi non abbiamo timore di alcuno. Il Governo stesso ci garantisce. Ci protegge. H Marchese Urigo e Voi che volete da me? Alla meglio che potei riflettere, conobbi che voleva soltanto incutermi timore, e non offendermi, giacché non fece alcuna mossa coll'armi, cominciai a ridere, lo abbracciai e lo baciai, e gli narrai come a di lui riguardi e vantaggi avessi io parlato al... Egli allora volle che il... venisse meco al confronto, che trovandolo in menzogna lo discacciò.; e cosi rimasti da soE, volle che gli dessi parola d'onore di non raccontare né scrivere l'accaduto ad alcun Superiore, siccome gli promisi, sempre col pregarlo che avesse allontanato la Donna dalla mia Parrocchia.
Indi calmatosi del tutto, proruppe in allegre facezie, e lo invitai a gradire un poco di vino, che gradì, indi se ne andò. Dopo tre giorni incontrandomi nel loro piazzone mi assicurò che aveva mandato via la Donna ed io lo ringraziai. In appresso fui invitato seco loro a pranzo e mi furono usate le maggiori e vive attenzioni, facendomi molti encòmi come loro antico Precettore.
Tutta poi la popolazione ha veduto cogl'occhi, che ambedue questi Signori tenevano seco loro la concubina, e dalla giovane Santa Marzetti di Canino amante di Don Pietro nacque un fanciullo, circa la fine del passato ottobre 1835, che pubblicamente alleva Penelope moglie di Giacomo Catena di Canino e che mai è stato portato alla Chiesa per essere battezzato, o almeno per ricevere le S. Cerimonie. Vengo assicurato che appena seguito il patto, fosse il fanciullo battezzato dal Sg. D. Antonio in propria casa. Ora però sono di segreta intelligenza colla D.n* Penelope che essa di notte tempo porterà in Chiesa il fanciullo e sarà da me battezzato... e ciò sarà eseguito domani . sera. Sono anche assicurato che il Sg. Don Pietro non abbia voluto che si portasse in Chiesa il Fanciullo erroneamente, affinchè diceva che non apparisse nei libri parrocchiali in nome di Bonaparte. La Sgra Principessa si impegnò per ottenere il perdono ai due facinorosi e contumaci fratelli Gavazzi. Il che ottenuto, li pose ambedue al suo servizio in campagna e questi (i Gavazzi) han guastato la buona indole dei due giovani Principi. Questi li hanno fatti inoltrare udPamieiziu con femmine, questi l'hau animati alla bravura e ad essere armigeri e la Sg.ru Principessa si è avveduta troppo tardi del suo sbaglio. Non mi consta poi che abbian posti sotto la loto protezione, a scherno della Forza del Governo, altre persone facinorose. Essi Sig.ri affabilissimi nel tratto, allorché si rispettano, e molto caritatevoli, restano un poco pregiudicati per la continua delazione d'armi di ogni sorta, per il Paese, per il rumore delle archibugiate, per tener per le pubbliche vie dei cani mastini e feroci che offendeano, né si potevano toccare; per tener pubblicamente le concubine, andarci, a spasso e conviverci nel