Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
anno <1940>   pagina <634>
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
G. BERCHET E LA COMMISSIONE PER LA REDAZIONE DEL PROGETTO ELETTORALE A MILANO NEL 1848
un fatto innegabile che se la 'ausa prima del fallimento della rivoluzione mila­nese del 1848 è da cercarsi nell'impreparazione, nella deficienza dei programmi e nella discordia dei partiti, la causa più prossima quella che suscitò sin dal suo nascere attorno al moto popolare una selva di diffidenze e di intrighi bisogna ricercarla nell'atteggiamento di utopistico lealismo assunto dal Governo Provvisorio lombardo; nella sua inadeguatezza al momento politico difficilissimo; e, conseguentemente, nella sua scarsa energia e rapidità di azione.
Molti acuti storici hanno cercato di giustificare, di rivendicare quasi, questo atteggiamento indipendentistico del Governo Provvisorio, così come molti quello di Carlo Alberto; e non è stato difficile trovar le ragioni, a volte convinccntissime. Gli impacci erano tanti, e cosi gravi, e crescevano con lo scorrere lento del tempo; e a districarsene ci voleva certo più coraggiosa lungimiranza, più esperienza che quegli onesti cittadini o quegli accesi repubblicani non avessero.
Il punto morto, quello per cui si perdette più tempo, e intorno a coi s'accanirono le dispute, fu il progetto di fusione col Piemonte. Incominciate le trattative (stavo per dire le promesse, che tali erano quelle del conte Enrico Martini) quando ancora divam­pava la lotta sulle barricate, la fusione fu decretata solo due mesi dopo, circa a metà maggio, quando cioè la guerra rossa, la resistenza del tutto insospettata degli Austriaci, gli imbarazzi finanziari, il timore delle polemiche da parte delle nuove Camere a Torino, in uno con le mene insistenti dei più avveduti conservatori, tra i quali era il Berchet, riuscirono a operare quello che ai pud dire un piccolo colpo di Stato. Presentata la legge elettorale, il Governo Provvisorio non ne tenne conto per ordinare in altra forma e più diretta la chiamata del popolo alle urne.
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L'attività politica laboriosissima dell'autore di Clarino, in prò* della fusione, nell'aprile e nel maggio del 1848, è stata sin oggi quasi del tutto ignorata: ') ora invece, il felice ritrovamento dei verbali delle sedute della Commissione per la redazione del progetto di legge elettorale e per la nomina dell'Assemblea Costituente verbali che sono in copia fra le carte Restelli nel Museo del Risorgimento milanese2) mi permette di colmare anche questa lacuna, e di gettare qualche sprazzo di luce in quel periodo della nostra storta politica. Periodo breve ma travagliatissimo, e in cui il Berchet, profuse senza risparmio tutte tesse energie e ridottosi agli ultimi limiti della potenza attiva 3), raccolse delusioni e amarezze che gli accordarono gli ultimi anni di vita.
1) Quel poco che se ne sapeva ho raccolto io stesso, assieme a dati e documenti inediti, nel mio volume su G. Berchet (Casa Edit. La Nuova Italia, 1933, pp. 469-494).
2) Documenti Restelli, Cartella li. Plico A.
*) Cfc, lettera della in.sa C. Arconati a G. Arrivabene dell'11 maggio 1848 (Lezio, Profili biogr. e bozzetti storici, voi. II, p. 58).