Rassegna storica del Risorgimento
BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
anno
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1940
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pagina
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635
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G. Berchet e la commissiono per la redazione, ecc. 635
Egli era arrivato a Milano il 2 aprile, fiducioso e tutto pieno di speranze: ma dopo appena qualche giorno eccolo pronto a mettere fuoco a tutte le batterie *) per combattere i repubblicani federalisti e unitari, e soprattutto la discordia delle opinioni. Si faceva in quattro per veder gente, a uno alla volta, e tastare il terreno: ma gli occorreva tutta la prudenza di cui si sentiva capace. L'atto più opportuno da farai per il momento* gli pareva quello di non far nulla che riscaldasse le dispute dei partiti e le polemiche.8)
L* 8 aprile, il giorno stesso in cui il Governo Provvisorio di Milano si trasformava in Governo provvisorio centrale di Lombardia, e giungeva nella capitale lombarda il Mazzini, il Berchet entrava a far parte della Commissione incaricata di preparare il progetto della legge elettorale e della convocazione dell'Assemblea. La Commissione si componeva dapprima di 11 membri 3) per la più parte propensi alle idee moderate; ma, irresoluti e discordi com'erano, di questa irresoluzione e discordia j repubblicani si avvalsero per procrastinare il più a lungo possibile le discussioni con una tattica ostruzionistica. Si iniziò così una curiosa schermaglia, che meriterebbe forse d'essere lumeggiata per intero, per mostrare in quali secche fosse andata a impigliarsi la politica interna del Governo Provvisorio, il cui atteggiamento statico al riguardo, peri*ingenua fiducia nell'esito della guerra e delle elezioni, giustificava Patteggiamento di quelli che prendevano la cosa con comodo (tanto le elezioni dovevano farsi a guerra vinta !) e di quei repubblicani che vedevano in quelle discussioni non altro che un ottimo mezzo per sfiduciare, disorganizzare e confondere gli avversari; e per acquistare essi stessi un po' di prestigio.
Nella prima seduta *) la Commissione, stabilito in via preUminare di doversi attenere alla legge del Governo Provvisorio francese per la convocazione dell'Assemblea Nazionale, e alle relative istruzioni, promulgate sul Journal des Débats del 19 marzo 1848; respinta la proposta del Cattaneo di dare pubblicità ai dibattiti,s) passò a disco* tere sull'opportunità di aggregare a se altri membri (tolti specialmente dalle provincie) per completare il numero di quelli già scelti dal Governo, sul numero degli aggregando e sul grado di pubblicità da dare alle discussioni, nonché sul modo a cui attenersi nelle discussioni medesime. Le ostilità incominciarono già alla prima proposta, che fu quella presentata dallo stesso Presidente di condecorare il Consesso... del nome deu'aw. Mazzini, l'illustre e infaticato sostenitore dell1 Italiana Indipendenza. Il Berchet rispose, con belle parole, che si trattava d'ima illegalità, poiché il Mazzini era cittadino piemontese; e il Mantovani e il De Boni subito gli rinfacciarono che era nelle viste del Governo il preparare la fusione di tutti gb' Stati Italiani in una forte e compatta unità. Basevi e Robecchi erano d'accordo, e il Bobecchi anzi propose l'espediente, unanimamente adottato, d'invitare il Mazzini ad intervenire alla Commissione onde giovarla de* molti e svariati suoi lumi.
Relativamente al numero degli aggregando lo stesso Bavesi notò che la Commissione avrebbe potuto ritenersi completa col numero di 20 membri. Il presidente Porro
1) Cfr. lettera del Berchet alla Arconati del 4 aprile 1848 (Museo Centrale del Risorgimento, Roma).
2) Cfr. lettera del Berchet alla Arconati del 7 aprile 1848.
3) Conte Alessandro Porro, presidente; Gioacchino Basevi, consigliere; Pietro Robecchi; Giovanni Martmengo Villagana; Paolo Bassi; Giovanni Berchet; Giuseppe Borghi; Filippo De Boni; Costantino Mantovani; prete Andrea Merini, prevosto di S. Francesco di Paola; Giuseppe Negri.
) 11 aprile 1848.
5) Il Cattaneo non accettò quindi l'incarico di far parte della Commissione.