Rassegna storica del Risorgimento
BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
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1940
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Ettore Li Gotti
era propenso a largheggiate ancor più, ma il Berchet e il Manto vani esigevano un numero limitato al pia stretto bisogno onde non ingenerare lentezza nel procedimento degli studi e confusione, inconvenienti inseparabili dalle assemblee soverchiamente numerose. I commissari furono quindi limitati a diciassette, e nominati assieme ai membri aggiunti; J) e si stabili a gran maggioranza di dare pubblicità solo da ultimo ai lavori
della Commissione.
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La seduta del 14 aprile, iniziatasi calma con la proposta del Robccchi (a cui il Berchet plaudiva calorosamente) d'aggregare alla Commissione un rappresentante del Tirolo italiano a segno della somma simpatia per quel paese e della speranza di vederlo presto entrare a far parte dell'unione italiana, divenne ben prcsto'animatissima per la proposta, fatta dal Presidente, se si dovessero o no preliminarmente stabilire e dichiarare le mansioni della futura Assemblea. La domanda, apparentemente innocente ed onesta, mirava ad ottenere che si conferisse all'assemblea un'ampiezza tale di poteri ( formazione del Corpo politico, costituzione del Corpo politico, esercizio della sovranità per l'andamento del Corpo politico) 2) da farne l'arbitra indiscussa nelle decisioni più. delicate; quella che, al momento opportuno avrebbe trattato con Carlo Alberto da pari con pari, senza sentirsi legata a lui da precedenti promesse. Naturalmente il Berchet era per la devoluzione all'Assemblea di limitati poteri, e per l'interpretazione che essa dovesse soltanto determinare la forma non la costituzione del Governo; ma con lui votarono solo il Sangetvasio e il Martinengo.
Approvata l'Assemblea Costituente, ecco rinascere le dispute3) circa l'elezione dei rappresentanti per distretto o per provincia. *)
Nei distretti, i moderati avevano dalla loro le masse e i parroci; i repubblicani contavano, invece, negli appoggi dei capoluoghi di provincia. D Berchet infatti, ottenuta la votazione per distretti, 5> votò successivamente per le riunioni degli elettori
t) Là Commissione risultò definitivamente composta di 20 membri: Aless. Porro presidente (per Como); Gioacchino Basevi (per Mantova); Pietro Robecchi (per Pavia); G. Martinengo Villagana (per Brescia); Emilio Usiglio (per Modena); Luigi Torelli (per Sondrio); Sangervasio (per Brescia); M.se Faustino Sanseverino (per Lodi e Crema); aw. Lorenzo Curtani (per Cremona); Paolo Bassi; Giovanni Berchet; Giuseppe Borghi; Filippo De Boni; Costantino Mantovani; prete Andrea Merini; Giuseppe Negri; aw. G. Piroli; Marchetti; P. A. Pagnoncelli; M.se Giulio Beccaria.
s) Il Berchet, Sangervasio e Martinengo si opposero, non credendo, giusta il Decreto del Governo Provvisorio, fossero devoluti all'Assemblea Nazionale sì ampi poteri. Naturalmente sorse una vivace discussione sull'interpretazione di tale decreto.
3) Terza seduta, del 15 aprile.
*) Nella seconda seduta si era stabilito il numero dei rappresentanti delle Provincie lombarde nel rapporto di 1 deputato ogni 10.000 persone, ossia 247 deputati in tutto, cosi ripartiti: Milano. 57; Como, 41; Bergamo, 38; Brescia, 36; Mantova, 26; Lodi e Crema, 22; Cremona, 20; Pavia, 17; Sondrio, 10.
5) Ma dopo una discussione animata in cui s'oppose al Borghi (che, col solito esempio francese alla mano, quello del sig. Duverge d'Hauvanné, ad evitare il danno delle influenze solite a verificarsi nei piccoli centri, aveva proposto di trasportare i centri elettorali nei capoluoghi di dipartimento), mostrandogli la differenza tra una assemblea legislativa, quale la francese, e una assemblea costituente a suffragio universale, come doveva essere la lombarda.