Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
anno <1940>   pagina <637>
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G. Berchet e la commissione per la redazione, ecc. 637
in assemblee di minor circondario e per parrocchie. *) I lavori furono accelerati e porta te
a due le sedute giornaliere : posto come base il principio del suffragio universale voluto
dal Governo Provvisorio, la Commissione sì pronunciò all'unanimità pel voto diretto
e passò alla disamina del modo di conguaglio delle frazioni. 2) Al Berchet pareva un
inutile ritorno a discussioni già risolte : tutt'al più una semplice questione di modalità*
dato che era fissata la massima dell'elezione di un deputato ogni diecimila persone; ma il
presidente ritenne opportuno d* incaricare una commissione 3) a redigere senza indugio
un progetto di conguaglio, e di passare, in base all'art. 6 della legge francese, alla
determinazione dei caratteri dell'elettore: età. residenza, nazionalità e via dicendo.
I membri della Commissione risultarono più o meno concordi; *) la discussione
s'accese quando, trattando della residenza, e accennandosi incidentalmente al tìtolo
di incapacità, à discusse l'incapacità per condanna, *) e quando *>), avendo presentato
gli aw. Bascvi, Curtani e PiroU il progetto da essi redatto circa il modo di dichiarare la
nazionalità agli effetti della legge elettorale, si discusse il terzo articolo del progetto,
che trattava degli esuli. ') 11 Berchet riuscì a far approvare un suo emendamento al
progetto in questione, e a fissare la residenza dell'elettore in quella ch'egli avrebbe
avuto stabilmente 30 giorni prima la pubblicazione della legge elettorale. )
*
Sgombrato il campo dai preliminari e dall'impegno mostrato sino allora si poteva arguire con che maggiore accanimento i contendenti avrebbero difeso le
1) Rispettivamente contro le assemblee primarie di distretto e per comune proposte dagli avversari. Furono approvate le assemblee primarie per comune con 13 voti contro 6.
2) Quarta seduta, del 17 aprile a un'ora pomeridiana.
3) La Commissione risultò composta di Bassi, Pagnoncelli e Torelli.
4) Concordi furono tutti (tranne Martincngo e Piroli) nello stabilire a 21 anni compiuti il diritto di elezione.
5) Quinta seduta, del 17 aprile, alle 8 pomeridiane. Il Berchet parlò per il primo e dichiarò che bisognava aver sempre di mira due cose: la maggiore possibile libertà (e quindi la minore possibile esclusione d'individui dal diritto di elezione) e il giusto ossequio della moralità. La discussione si fece animata. Finalmente furono esclusi dal diritto di elezione i condannati per delitto (a eccezione dei delitti politici anteriori al 18 marzo 1848), per reati commessi per cupidigia di mero con lesioni del pubblico costume. Il Berchet votò anche l'esclusione dei falliti, condannati civilmente.
6) Sesta seduta, del 18 aprile, a un'ora pomeridiana.
7) Il progetto riteneva nazionali agli effetti della legge elettorale : 1) tutti quelli che conservavano la cittadinanza italiana, goduta al tempo del Regno d'Italia e i loro figli; 2) gli Italiani che sotto la dominazione austriaca avevano ottenuto la citta­dinanza a termini dell'art. 29 del Cod. civ. e della Notificazione del 15 maggio 1833 e i loro figli ; 3) gli esuli politici italiani, pel solo fatto del loro ritorno in patria e gli emigrati a termine della patente 24 marzo 1832, salvo che non avessero avuto la cit­tadinanza in un paese estero, o vi avessero rinunziato. Il Berchet chiese che si speci­ficasse che gli esuli potevano riacquistare l'esercizio dei loro diritti politici e civili, nel caso che li avessero perduti,pel solo titolo dell'emigrazione, e non altro. Non l'ottenne, ma ottenne che il progetto fosse approvato dopo alcune modifiche.
8) Il Borghi legge francese alla mano aveva parlato di residenza e non dì domicilio. Fu il Berchet a proporre che la dimora degli elettori venisse fissata ad una certa epoca verso la pubblicazione della legge, per non andare incontro a gravi difficoltà nella compilazione delle liste.