Rassegna storica del Risorgimento
BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
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1940
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Ettore Li Gotti
posizioni più difficili ecco, nella successiva seduta, 0 0 Presidente dare inizio alla discussione sopii eleggìbili.
La legge francese indicava per essi l'età di 25 anni: Basevi e De Boni la sostennero strenuamente: un giovane di 25 anni dicevano ba avuto campo di terminare gli studi universitari, d'istruirsi negli affari politici colla lettura dei giornali e dei libri: la rivoluzione compiuta dai giovani doveva avere i propri rappresentanti nell'Assemblea, da cui l'energia del pensiero e della volontà non dovevano essere escluse.
il Berchet pronto a ribattere che molti giovani al disotto di 25 anni ed eziandio dei 20 anni diedero nelle ultime prove esempio di commendevole e raro coraggio e cbe non per questo alcuno avviserebbe di ritenerli eleggibili; che avendo usata sufficiente liberalità nell'ammettere alle elezioni coloro che appena toccarono Tanno ventunesimo di loro età, è pur d'uopo adottare maggiori cautele rispetto agli eleggibili; che se in Fra n-cia, dove al primo svilupparsi del pensiero imprendono a conoscere gli affari politici del paese, si è pur reputato necessario di fissare l'età degli eleggibili a 25 anni, da noi che dobbiamo creare uno stato dalle sue fondamenta, non sarà certamente soverchio il richiedere negli eleggibili l'età di 30 anni, che i giovani di 30 anni congiungono alla energia la maturità del consiglio, frutto dell'esperienza.
E per quella volta almeno, la spunto sugli avversari, perchè, poste ai voti le varie proposte dei commissari, ottenne la maggioranza la proposta dell'eleggibilità a 27 anni compiuti nel giorno dell'elezione.
Le conversazioni continuarono sulle sottigliezze circa, i dettagli dell'elezione: il metodo della votazione; 0 la maggioranza relativa ovvero la maggioranza relativa e la determinazione d'un minimo di voti perchè l'elezione fosse ritenuta valida a> minimo di voti, di cui si sarebbe fatto a meno solo nel caso che non fosse raggiunto neppure in una terza votazione ; *) lo spoglio dei suffragi; e finalmente il compenso da dare agli eletti.
Qui si riaccesero i dibattiti. Il Berchet eondiderando le condizioni finanziarie del paese e ponendo mente al cattivo effetto che per avventura produrrebbe nei pubblico l'idea di un rappresentante pagato; e, d'altra patte, conscio della necessità di un indennizzo, inclinava a determinare che le funzioni del deputato fossero gratuite, salvo di lasciare la possibilità ai Comuni e ai Distretti di fissare un indennizzo a seconda delle circostanze. Coro di proteste. Gli fu opposto che i Comuni, per risparmiare l'indennizzo, avrebbero scelto una persona ricca e meno degna, anziché una degna e scarsa di mezzi. Si propose che la Nazione, anziché i Comuni direttamente, pagasse l'indennizzo. Esso fu approvato s) e stabilito nella somma di 10 franchi giornalieri, eccetto che per i deputati abitanti nel luogo stesso in cui si sarebbe riunita l'Assemblea.
*) Settima seduta, del 18 aprile, ore 8 pomeridiane.
) Se ogni elettore doveva scrivere sulla propria scheda tanti nomi quanti erano i deputati da eleggere nel suo distretto, oppure un nome solo. Fu approvata la prima proposta, e si stabili anche (nel caso in coi due candidati ottenessero lo stesso numero di suffragi) cbe fosse eletto il più anziano.
3) Il Berchet votò, per la maggioranza relativa soltanto, ma l'altra proposizione prevalse con 10 voti contro 9. Si stabili inoltre un minimo dì 200 suffragi per la validità della elezione.
*) Ottava seduta, del 19 aprile.
5) U Berchet votò, ad ogni modo, contro la donazione di un indennizzo assieme a Bassi, Negri, Merini, Sanseverino e Torelli.