Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
anno <1940>   pagina <639>
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G. Berchet e la commissione per la redazione, ecc. 639
La nona seduta 0 fu si può dire l'inizio della riscossa dell'opposizione che cercò di riguadagnare abilmente le posizioni perdute per ottenere pieno trionfo.
La commissione deputata a stabilire un metodo di conguaglio, presentava quel giorno una relazione sui propri lavori. I repubblicani ne approfittarono per far sorgere tuia complicata discussione che tini col ripresentare al dibattito questioni in precedenza risolte: quella, ad es., sulla nomina dei rappresentanti per distretto o per provincia. H Presidente, accolta l'opinione della maggioranza, propose che nella successiva seduta si riaprisse sull'argomento la discussione. Ma nella seduta successiva, 2) QUO dei commis­sari e, al tempo stesso, dei tre delegati al progetto di conguaglio, il Bassi, cognato della M.sa Arconati, mancò all'appello. Il Berchet disse d'averlo lasciato giacente in letto per malattia sopraggiuntagli; il Martinengo propose di rimandare la discussione; e il Basevj, trattandosi di una questione assai disputata e di somma importanza e poiché d'altronde non fuwi il tempo indispensabile a studiare nuovamente la cosa, onde riuscirebbe impossìbile a Ini l'emettere un voto libero e coscienzioso, s'associò pel rinvio. Dinanzi all'insistenza di Berchet, Basevi e Martinengo nonostante l'opposi­zione degli altri Commissari, il conte Porro decise di rinviare la seduta al 26 aprile alle 11 antimeridiane.
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La situazione politica si faceva sempre più difficile: non più la pazza e pericolosa fiducia dei primi giorni, ma uno stato diffuso d'incertezza. Era il momento decisivo: e l'intuivano bene il Cattaneo, che meditava d'impadronirsi con uno colpo di mano del Governo 3) e il Berchet, che sollecitava amici e conoscenti per un'azione serrata, in -comune, contro i seminatori della discordia. *)
Alla ripresa, s) l'offensiva dei repubblicani divampò su tutta la linea.
Già fin dall'inizio della discussione il Robecchi mostrava una lettera del Restelli, inviato lombardo a Venezia, nella quale si annunziava che quel Governo provvisorio s'era dichiarato favorevole all'elezione dei deputati per provìncia. Era quello ch'egli aveva predicato sin da principio; e a confermarlo ora nella sua opinione stavano di fatto le difficoltà pel conguaglio delle frazioni dei distretti.
U De Boni rincarò la dose: esser necessario seguire l'esempio di Venezia, oltreché per l'inesperienza dei comuni rurali, per evitare, in vista d'una possibile aggregazione delle provincie venete, una discrepanza più grave. E il Mantovani osservò che il voto più ampio, più illuminato, più libero e più sincero della nazione si sarebbe avuto solo nel caso di ima elezione per provincie: nei distretti sarebbe stato conveniente, invece, portare le assemblee primarie, per modo che venendo queste a contatto colle masse, il voto avrebbe acquistato carattere di piena coscienza da parte dei votanti.
Invano il Berchet si dichiarò ancora una volta perle elezioni per distretto invocando da ultimo chela legge non avesse<c a prender sussidio dai partiti e peggio autorizzarli.
1) 20 aprile, ore 1 pomeridiana.
2) Decima seduta, del 20 aprile, ore 8 pomeridiane.
3) Cfr. A. MONTI, Un dramma fra gli èsuli* Milano 1921.
<*) Tra l'altro chiedeva, per mezzo del Massari, una lettera a stampa al Gioberti; pregava l'amico Pellegrino Rossi di scrivere un opuscolo sulla situazione politica; e (27 aprile) pregava PArrivobene che gli mandasse il regolamento delle Camere legi­slative del Belgio, e (scekera) quello delle Camere francesi prima della Repubblica.
s) Undecima seduta, 26 aprile, ore 11 antimeridiane.