Rassegna storica del Risorgimento

BERCHET GIOVANNI ; 1848 ; MILANO
anno <1940>   pagina <641>
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Q. Berchet e la commissione per la redattone, ecc. 641
volanti. L'unione del parroco all'Autorità comunale fu approvata con 10 voti contro 9: era quello che importava di più al Berchet, che non ai cord forse di spuntarla nelle votazioni successive di quella stessa seduta.1) Ma l'indomani2) ritornò all'offensiva: il Basevi dimostrò la necessità logica di tornare sulla deliberazione presa circa il modo di comporre gli uffici elettorali; il Martànengo mostrò le difficoltà nascenti dal progetto adottato, e riprcsentò la proposta Berchet quella cioè di aggiungere ai membri dell'Autorità Amministrativa, del deputato alla tassa personale e del parroco, i tra più giovani elettori presenti non analfabeti. Riaperta la discussione, fu tirata in lungo a tal punto che il Berchet senti il bisogno d'intervenire per dire che tutti in teoria avrebbero voluto dimandata agli elettori la scelta del loro ufficio, ma che un principio di legge poteva stimarsi buono se non in allora che fosse adattabile alle circostanze e che in concreto era necessaria la massima celerità nelle operazioni; che perciò il modo migliore sarebbe stato il più spedito, avuto il debito riguardo alla ignoranza degli elettori e alla novità della cosa. Di tutti i progetti nuovi quello proposto dal Sangervasio *) gli pareva il più spiccio e il migliore, e votava per quello.
H progetto Sangervasio riuscì nella votazione; e al Mantovani non rimase che la rabbia sterile di tante nuove proposte: l'ultima della quali quella di reclamo nei casi di subornazione degli elettori prima e durante le elezioni stesse - fu respinta da tutti i commissari, parendo impossibile lo stabilire con esattezza la subornazione (si trattava di segreto!) e facilissimo invece il dar luogo ad accuse maligne tante volte infondate e fors'anche arbitrarie.
* *
Cosi, ultimate le discussioni, le sedute furono per il momento sospese. Fin dai primi giorni di maggio, il Casati non più incrollabilmente persuaso che fosse intempestivo e fonte di grave pericolo per l'ordine pubblico il chiedere alla Lombardia di pronunciarsi subito in merito alla fusione, mostrava di inclinare un poco, in vista delle difficoltà molteplici, ad accettare il progetto di giungere alla fusione attra­verso una Costituente. La Costituente non spaventava i moderati, come il Berchet, che al Gioberti ebbe a dire in quei giorni essere gli antifusionisti in Milano nel rapporto di 5 a 100; essa sembrava anzi necessaria, sia per non venire meno alle promesse fatte, sia per poter rivedere lo Statuto piemontese e conciliarlo con le leggi lombarde.
Il Durini con la sua azione energica fece il resto: proposta in seno al Governo Provvisorio la questione della fusione il 4 maggio, la sera del 5 il xn.se Ricci parlò a lungo, facendo un quadro pauroso della situazione e mostrando la necessità immediata di uscire dallo stato anfibio. Il 5 stesso il Casati ordinò alla Commissione elettorale di affrettare i lavori; e il 9 i Commissari ri riunirono per la lettura del progettolegge, che nel frattempo la sub-Coro missione aveva redatto. *)
i) Furono presentati i seguenti quesiti: 1) se la Giunta di tre elettori all'ufficio delle assemblee primarie doveva esser designata direttamente dalla Rappresentanza Amministrativa Comunale o no. Risultato: no (Berchet aveva votato per l'afferma:? tiva). 2) se allora la Giunta doveva esser composta dei due elettori più giovani non analfabeti o designata dal voto delle Assemblee primarie. Risultato: dal voto delle assemblee primarie (Berchet aveva votato per la prima formula),
2) 'Quattordicesima seduta, 28 aprile, ore 12 meridiane.
3) Secondo il Sangervasio l'ufficio elettorale doveva esser composto dalla Deputa­zione Comunale, salvo possibilità alla medesima di scegliere altri membri fra gli elettori.
.4' Quindicesima seduta, 9 maggio, ore 12 meridiane.