Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1940>   pagina <643>
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Giuseppe de Matteis 643
IL GALANTUOMO POLITICO
Ciascun'epoca esprime un. tipo politico, che delincandosi con più o meno concreta o astratta precisione, a sua volta dà colore e rilievo al tempo che Io esprime.
bell'epoca del Risorgimento nazionale ebbero larga e durevole fortuna il nome e la nominanza di galantuomo: galantuomo politico, s'intende, con una ben precisa signi­ficazione maturata nel clima delle lotte di paniti e nel conflitto dei metodi per il rag­giungimento dei comuni sacrosanti ideali, ma anche galantuomo nell'accezione generale del termine, e in altre particolari significazioni, o inversioni, che anch'esse attestano, con l'uso nuovo del termine, la straordinaria fortuna di esso, e caratterizzando l'epoca aiutano a comprenderla.
Se ne fregiò, come tutti sanno* con la sua forte, sana ed arguta comprensione delle persone e dei tempi, il primo Re d'Italia, supremo artefice e moderatore degli eventi nazionali, poco dopo aver dato alla partita con l'Austria, con la prima guerra d'indipendenza, una dignitosa, provvisoria chiusura.
A Massimo d'Azeglio, fior di galantuomo e nobilissima figura d'Italiano, è dovuta l'origine di quella denominazione, che per merito di Vittorio Emanuele II, e perle sue molte incontrastabili prove di lealtà, di fermezza di propositi e di aperta superiorità rispetto ai partiti e alle cerchie troppo ristrette degli nomini politici, divenne poi meri­tamente e ampiamente popolare. Ricordiamo la gustosa scenetta, che ai legge nelle pagine di Giuseppe Torelli, intimo dell'Azeglio e testimone fededegno, confermata e 'riportata da Giuseppe Massari1) e dallo stesso d'Azeglio,2) accennante discretamente alla motivazione e al programma impliciti nella qualifica del galantomismo, veramente singolare per un Sovrano, e quale Sovrano!
Un di d'Azeglio disse al Re:
Ce ne sono stati così pochi nella Storia di re galantuomini, che sarebbe veramente bello il cominciarne la serie.
Ho da fare il re galantuomo? chiese sorridendo senza ridere Vittorio Emanuele.
Vostra Maestà ha giurato fede allo Statuto, ha pensato all'Italia e non al Pie­monte. Continniamo di questo passo a tener per certo che a questo mondo tanto un Re quanto un individuo oscuro non hanno che una sola parola, e che a quella si deve stare.
Ebbene, il mestiere mi par facile, disse Sua Maestà.
E il Re galantuomo l'abbiamo, osservò l'Azeglio.
Alcuni giorni dopo questa espressione si diffuse, pigliò voga, e non andrà mai piò. perduta, 3)
Non sembri eccessivo se abbiamo detto che Vittorio Emanuele si fregiò di tale denominazione. Non solo non la respinse, ma sempre Egli si compiacque di averla e di meritarla, dice il Massari; e soggiunge che pregato ad iscriversi in fin d'anno nel registro del censimento della popolazione torinese, alla colonna che ha per rubrica le professioni, scrisse di suo pugno: Re Galantuomo, fy
i) GIUSEPPE MASSARI, La vita ed il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, Milano, Treves, 1878, voi. I, p. 162.
CESARE PAOXJ, Lettere di Massimo d'Azeglio a Giuseppe Torelli con frammenti di questo in continuazione dei Miei Ricordi, Milano, P Carrara, 1870, p. 80.
3) lot, pp. 289-90.
*) 1850.
s) G. MASSARI, Op. eh., p. 163.