Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1940>   pagina <645>
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Giuseppa de Mattea 45
di estollerai né di abbassarsi: valgano ad esempio il contegno verso il Cavour per la questione di Villafranca e le accoglienze che gli fece Palermo nel decembre del* 1860, dove il delirante entusiasmo della folla, che più. volte staccò i cavalli dalla carrozza reale per dargli l'ebbrezza del trionfo, s'ebbe da Lui questa sdegnosa risposta: Io non sono una ballerina e voglio che gli nomini facciano da uomini e non da bestie.
Fu adoperato con altre intenzioni il nome di galantuomo, felicemente messo in voga da Massimo d'Azeglio? Sì, e molte* Egli stesso, nella sua adamantina dirittura, 1 adoprò nel più vasto significato etico, non potendosi in nessuna circostanza capacitare che ci possano essere due morali, valevole l'una per la vita privata* l'altra per le dure necessità dei rapporti politici.
Galantomismo in tal caso volle dire antimachiavelHsmo, esigenza angosciosa d'un adeguamento dei mezzi politici all'altissimo ethos die nell'epoca moderna è più pensato e sospirato, anche nella vita civile e individuale, che non rigidamente praticato e vis­suto. Mille prove fanno fede che l'integrità tutta d'un pezzo dell'Azeglio non poteva acconciarsi a quelle arti ora volpine ora leonine, ora le une e le altre insieme accop­piate, che pur fu necessario porre in atto perchè la Nazione Italiana riprendesse i propri diritti nel mondo configurandosi in un grande Stato unitario: Caro mio dolce Massimo, - scriveva egli al Torelli *) fingendo di rivolgere a se stesso questo discorso in seguito a un suo ipotetico ritorno al potere tu nel 1845 scrivesti che non ci sono due vangeli, due morali: tu l'anno passato scrivesti il Droit ChrSlien, e fra mezzo hai inventato il nome di Re Galantuomo, del governo della probità: tu che in fatti e in detti hai sempre predicata la lealtà, hai sempre picchiato sui governi di Roma e di Napoli, accusandoli di mancarne: tu che ti sei stabilita in Europa la reputazione d'un buon minchione, ma sincero e leale, vorresti ora che sei vècchio, rinnegare la tua vita intera, e perdere il tuo nome per sessantamila franchi, e per non trovarti in disparte?... Uh la mineel. )
Ci fu anche talvolta un granello d'imitazione, una scoria d'anglomania nella moda del vocabolo polisenso. Galantuomo significa non uomo galante, ma uomo onesto e dabbene, come gentiluomo, con o senza l'idea gentilizia che a gentiluomo va neces­sariamente connessa. Questo tipo trova in Milord Camillo il suo campione geniale.
Per le vie più diverse e coperte il concetto vago e ondeggiante, e però propizio a interpretazioni varie, del galantuomo, si era insinuato nell'animo dei politici, e come sèmpre accade quando un principio, una formula o una parola incontra fortuna, ser­viva d'argomento polemico; talvolta col suo moralismo cristi aneggiante era vòlto a mascherare posizioni alquanto retrive ed equivoche nelTimperversare dei furori rivo­luzionari. Già prima che l'Azeglio avesse con Vittorio Emanuele il colloquio, nel quale fu coniato, per così dire, l'ideale regale degl'Italiani, in Firenze aveva visto la luce U Galantuomo, giornale politico morale, come chiariva il sottotitolo,, con programma di combattimento contro il giornalismo toscano, ossia contro repubblicani e repubbli-caneggianti, e in favore della vera libertà fondata sull'ordine, su la morale, su la reli­gione. 3) Male il giornalismo toscano ha adempiuto al suo officio... La maggior parte dei periodici non ha finora mirato che a uno scopo di fazione o di parte... Quindi il sarcasmo, la maldicenza, la denigrazione, il consumare e distruggere tutte le reputa­zioni, e d'onestà e di capacità, meritamente acquisite. Ma la benda è caduta dagli occhi del vero popolo di Toscana* e finalmente la libertà non è più un nome vano.
1) Canneron, 12 settembre 1860, Op. cit pp. 80-81.
2) Uh vergogna!
3) Numero del 16 aprile 1849.