Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno
<
1940
>
pagina
<
650
>
Libri e periodici
sommossa Cosentina del 15 marzo 1844 al processo compiatosi davanti alla Commissione Militare, e sì aggiunga anche qualche pagina di brevissimi rilievi intorno alle ripercussioni che sul Risorgimento ebbe il martirio dei Bandiera.
Può interessare, fra l'altro,il capitolo nel quale viene data ima biografia di lutti i partecipanti alla infelice impresa, a cominciare da Giuseppe Miller forlivese che l'A. considera il soggetto più importante, come quegli che preparò, incoraggiò e finanziò la spedizione.
Anche queste biografie hanno per fonte quasi soltanto la documentazione che vede la luce nel volume. Pensiamo che non sarebbe stato inopportuno aggiungere altre notizie essenziali, non escluse quelle che vengono offerte anche da comuni dizionari biografici.
Il volume può forse sollevare qualche discussione a proposito di quanto viene detto sul còrso Pietro Boccheciampe. E noto che l'opinione pubblica lo ritenne il Giuda della spedizione, che il Mazzini tale lo giudicò ripetutamente, che tale opinione fu seguita dagli storici, e che sotto tale accusa il Boccheciampe visse, non ostante la sua lettera di difesa indirizzata appunto al Mazzini.
Ora il Card non si associa a questa quasi universale condanna; e sull'esame dei documenti che pubblica viene a concludere che il Boccheciampe non fu come è stato da molti affermato un emissario inglese, nò un emissario napoletano, che egli non ebbe affatto un trattamento di favore nel processo* che i cinque anni di galera rispondevano a precise disposizioni di legge ed alla imputazione per cui era stato giudicato, che, infine, non ebbe, durante la sua vita, trattamenti di favore da nessun governo.
Risulta inoltre, dice il Corei, che il Boccheciampe non fece alla polizia borbonica una vera e propria denuncia, né ebbe negli interrogatori gli atteggiamenti propri di colui che cerca la sua salvezza accusando altri.
Sulle quali circostanze si può fino a un certo punto convenire. Ma resta sempre il fatto che il Boccheciampe disertò per offrirsi alla polizia, e che alla polizia indicò il luogo dove erano i suoi compagni, poco importa se le sue indicazioni avessero o non avessero un'importanza capitale. La misera vecchiaia del Boccheciampe ci può destare pietà, ma egli rimane, a nostro parere e anche dopo l'attenta lettura dei documenti che lo riguardano, sotto l'ombra oscura nella quale l'hanno sempre veduto i patrioti italiani.
Non lasciamoci dunque prendere dal costume delle troppo facili assoluzioni. Dobbiamo tuttavia aggiungere che l'A. non si accalora nel suo proposito; anzi tutta la sua esposizione in questo come in ogni altro capitolo può persino apparire eccessivamente pacata. Egli si preoccupa di essere soprattutto sereno ed obbiettivo, e mentre rifugge da ricami nel narrare, si mostra esatto e scrupoloso nella pubblicazione di documenti importanti che nessun studioso deve ignorare. PIERO ZAMA
UMBERTO BESECHI. Ugo Bassi. Parma, Donati, 1939-XVni, in 4, p. 368. L. 25.
L'A., si è accinto a scrivere la biografia del celebre Barnabita con l'intendimento di raccogliere ogni possibile testimonianza su di lui, e di offrire, in bell'ordine cronologico e in ima larga ricostruzione logica, tutto quanto in proposito è stato detto, scrìtto e fatto. Non solo; ma l'A. ha preso anche in esame tutti gli scritti editi ed inediti del padre Bassi, non esclusi naturalmente gli interminabili saggi poetici, e di essi ha fatto, per così dire, un'abbondantissima antologia, intercalandoli integrami ente, o quasi, nel testo medesimo, come parti integranti o animanti della biografia.
Anzi talune battute stilìstiche e codesta maniera di far parlare direttamente il soggetto potrebbero persino far pensare ad una vera biografia romanzata, se non fosse che qui manca assolutamente l'arte e la misura proprie del novo genere letterario.
Concepito in queste linee il lavoro, e sospinte scrupolosamente le ricerche in biblioteche, in musei, in archivi, fino alle minuzie non sempre significative, non da far meraviglia se a dire la vita di Ugo Bassi non è bastato un volume, e sia pure un grosso volume di fitte pagine, gravide di corpo otto e scarsamente marginate, le quali vanno dalla nascita di Giuseppe (Ugo) Bassi, e cioè dal 1801, sino al fatidico anno 1848;
650