Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1940>   pagina <651>
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Libri e periodici 651
e non è a far meraviglia se occorrerà pertanto un secondo volume, non meno denso e documentato, per dire del valoroso cappellano garibaldino, del suo doloroso e glorioso martirio, e di ciò che esso rappresentò in quel momento e più tardi nella storia del martirologio italiano.
Questo primo volume prende dunque inizio dalla data di nascita e da un fugace accenno ali1 infanzia e alla puerizia del Bassi. Poche righe, e quasi nessuna notizia incontriamo a questo riguardo. D'altra parte non sappiamo se possa offrire interesse 1 ambiente familiare e paesano in cui visse il fanciullo e in cui si affermò e si palesò, in un processo e in una forma che non risultano affatto chiari, il proposito di farsi frate.
E sul quindicenne giovinetto, accolto nel Collegio dei Barnabiti, che l'A. punta con interesse la sua prima vera indagine ai fini di scoprire e di interpretare la voce zione religiosa ; ed è poscia sul frate, allorquando dà saggio della sua singolarc'clo-quenza nei vari pergami, che l'A. medesimo si indugia per esaltare il valore di quello che egli chiamale apostolato religioso o apostolato di fede.
Pertanto con la lettura di queste pagine noi possiamo esaurientemente vedere padre Ugo Bassi nei pergami di Bologna (1835), di Cesena (1836), di Palermo (1837), di Milano (1838), di Genova (1839), e poi ancora a Bologna nel 1840; e possiamo cono­scere altresì in qual maniera, per quali favori o pregi e contro quali difficoltà, il predi­catore oramai noto potesse calcare i pulpiti più ambiti dell'ecclesiastica oratoria.
Questo primo periodo della vita del padre Bassi è dunque come abbiamo detto abbondantemente documentato; e noi leggendo abbiamo avuto quasi l'impres­sione di scorrere un lungo esame testimoniale, corredato dalle chiose e dalle conclusioni dell'A., fra le quali ci sembra possibile rilevarne due, e cioè che il giovanetto Bassi era stato sospinto alla vita monacale da vera vocazione religiosa, e che la sua predicazione era quella dell'apostolo, intesa naturalmente questa parola nel senso cristiano tradizionale.
Ma ci sia permesso di dire che non siamo riusciti a convenire né sull'una né sul­l'altra di tali conclusioni; e ciò non tanto per seguire una preesistente opinione, quanto piuttosto per una nuova convinzione che ci è venuta proprio dallo stesso su ricordato esame testimoniale.
Crediamo affermando questo di non mancare di rispetto al Martire. Noi non vediamo difatti che cosa si guadagni, dal punto di vista apologetico, a voler stabilire e consacrare una vocazione ed un apostolato; né viceversa che cosa si perda a ricono­scere piuttosto nel padre Bassi un passionale, un tipico passionale che mette inconside­ratamente il primo passo sopra una strada non sua, e che cerca poi tutti i pertugi per uscir un poco fuori delle mura, per respirare fuori della grata, per vivere fuori della prigione monacale; un passionale che sente appunto in virtù della sua insofferenza che invano cerca di nascondere a se medesimo quale divino dono sia la libertà; e quella libertà considera poi essenza anche della vita di un popolo, e ad essa aspira, e di essa fa il vangelo della patria, e per essa va incontro, pregando, piangendo e inneggiando, gloriosamente alla morte. Questi è Ugo Bassi ; e le considerazioni, e le argomentazioni che con grande fervore il Beseghi accumula in senso contrario ci sembrano il frutto di un preconcetto, il portato di intenzioni non sempre conciliabili con la realtà dei fatti, la quale deve dominare nella storia anche se aleggia intorno un'atmosfera rinnovata e purificata.
L'esame che abbiamo letto, i documenti che ci sono stati offerti a proposito del-l' apostolato del Bassi, le stesse testimonianze di qualche Barnabita desideroso di affermare la regolarità della vita religiosa del confratello ci hanno fatto irresistibil­mente ed immediatamente ricordare quell'esame sulla vocazione religiosa che ebbe a subire Maria Anna de Leyva, la manzoniana Geltrude, da un uomo dabbene, dal buon prete, dal vicario insomma; e ci ha ricordato quell'atmosfera cosi satura di convincimento a proposito di vocazione, quell'atmosfera nella quale la fanciulla si sentiva soffocare, pur dichiarando proprio essa, che si faceva monaca di suo genio, liberamente, e che* quel pensiero di monacarsi l'aveva sempre avuto.