Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1940>   pagina <652>
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652 Libri e periodici
E parimenti quando noi, durante la lettura di questo medesimo volume, osser­viamo, non senza pena, in padre Bassi quell'affannosa ricerca di un pulpito fastoso e di un pubblico mondano, quando sentiamo che egli è giudicato un predica torc alla Gustavo Modena, quando lo vediamo abbandonarsi a pianti teatrali, a svenimenti, ad estasi du­rante le quali non sono dimenticate le pose, né il gesto, né il cader delle vesti particolar­mente eleganti, né il piover delle chiome accuratamente inanellate: e quando sappiamo che durante i quaresimali il predicatore accetta inviti presso famiglie aristocratiche o dana­rose, e quivi dà saggio agli astanti della sua arte di suonare violino e chitarra, o di poe­tare, o di ballare, oh allora noi non pensiamo all' apostolato di fede di cui é ammirato il Beseghi, ma alla ribelle ciocca di capelli neri che esce dalla benda della Monaca di Monza.
Certamente noi avremmo lasciato nel silenzio questo dissenso, il quale, d'altra parte, non nuoce all'ammirazione dovuta per tanta diligente e fervida fatica. Avremmo vo­lentieri fatto silenzio, se non fosse che la ricordata interpretazione dell'anima monastica e della coscienza religiosa del padre Bassi influisce decisamente su tutta la narrazione delle successive vicende di quell'esistenza travagliata, e, per cosi dire, le accompagna e le colora, come una luce artificiale può accompagnare le scene e i personaggi di un dramma dando loro un particolare carattere e significato.
Ecco pertanto che il dissenso si rinnova quando, per esempio, il Beseghi tratta, con la consueta dovizia di documentario, della sospensione del padre Bassi dal suo eser­cizio di predicatore, e quando l'A. enumera, confutando e difendendo, le accuse di vario genere che vengono mosse contro il Bassi, e quando cita e mette in rilievo Io difese che del Bassi ebbero a fare gli stessi suoi confratelli, difese che in realtà non ci sor­prendono, che troviamo naturali, che rispondono allo spirito degli ordini religiosi, quale, fra i tanti, l'Ordine agostiniano che non dubitò di difendere il suo predicatore Martin Lutero. Difese dalle quali non ci sembra possibile dedurre quelle conclusioni pienamente assolutorie alle quali vuol arrivare il Beseghi.
Se così non fosse, se cioè la posizione dell'osteggiato padre Bassi fosse determi­nata esclusivamente dal suo antagonismo contro il mondo politico dei tempi di Gre­gorio XVI, se, in altri termini, il padre Bassi fosse colui che rappresenta in anticipo la nuova coscienza religiosa, aperta, sorridente e pura, contro la coscienza degli ortodossi gregoriani, dei reazionari, degli inquisitori, dei gesuiti e via dicendo, allora sarebbe inspiegabile l'ininterrotto proseguire di persecuzioni e di tribolazioni contro l'animoso Barnabita nell'ora in cui tutta Italia acclama Pio IX e in cui si aprono persino le carceri per i condannati, portati addirittura in trionfo. E che dire poi dell'inefficace incontro di padre Bassi con Carlo Alberto ?
La stessa frase che vico posta in bocca a Pio IX allorquando si decide a ricevere il padre Bassi, la frase cioè con la quale il Pontefice definisce semplicemente padre Bassi un uomo di cuore, ci sembra tale da giustificare non già l'opinione che trae da quell'in­contro il Beseghi e nemmeno i soliti deliranti entusiasmi del padre Bassi medesimo che si fa fantasioso narratore di quell'incontro, ma piuttosto tale da giustificare quella opinione a cui abbiamo accennato già e sulla quale non vogliamo insistere maggiormente.
Nelle ultime pagine del volume l'A. ci narra come il Bassi generosamente si offrisse per essere cappellano dell'esercito pontificio che doveva poi operare oltre il Po, e ci racconta del valore dell'ardimentoso Barnabita nella difesa di Treviso, e delle sue gloriose ferite, e dell'opera svolta per Venezia. Ed in fine nell'ultimo, capitolo che ha per titolo <c La poesia del cuore il Beseghi tratta dei rapporti del Bassi con sorelle spirituali come le chiama il Beseghi medesimo, quali la Carolina Rusconi che vide sfumare il suo matrimonio con Luigi Folcgatti; il quale, in quel momento non era troppo convinto nemmeno lui, di quella spiritualità.
Cosi il volume si chiude animato da quello spirito col quale è incominciato.
È superfluo aggiungere che sulla figura politica di padre Ugo Bassi, quale appare nell'interpretazione che ne dà il Beseghi, nulla abbiamo da eccepire. D'altra parte questa interpretazione dovrà apparire ancor più precisa nel secondo volume*