Rassegna storica del Risorgimento

CIVITA CASTELLANA ; GIULINI PACIFICO
anno <1940>   pagina <707>
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I RECLUSI DI CIVITA CASTELLANA NELLE MEMORIE DI PACIFICO GIULINI
Tra i risultati più apprezzabili dovuti al rinnovamento della storio­grafia del Risorgimento cominciato nei primi decenni di questo secolo è da porre l'affrancamento da vecchie idee, da posizioni superate, da giudizi abitudinari. L'indagine più acuta, l'esame esteso in profondità hanno permesso agli studiosi di liberarsi dal peso di concezioni tradizional­mente inesatte o insufficienti. Così si dica per la revisione dei giudizi sul problema delle origini, su quello dell'apporto dell'uno o dell'altro paese all'opera del riscatto italiano, revisione che ci ha liberati dalle varie Jilie di moda e, nel riconoscimento dell'azione concreta di Governi e di popoli stranieri durante il Risorgimento, ci ha consentito di veder me­glio per quanto riguarda l'aspetto e il riferimento europeo di questo. Chi scrive non può non ricordare come tra i primissimi a giudicare spassionatamente in tempi in cui due terzi delle dimostrazioni politiche romane finivano in sbandierate e fiaccolate sotto un'ambasciata stra­niera, sia stato l'austero e non dimenticabile Maestro dell'Università di Roma, Michele Rosi. Il quale, non mosso da altra passione se non da quella per l'Italia e per la verità storica, ammoniva i suoi discepoli di guardarsi da certe interpretazioni dovute a motivi contingenti e troppo determinatamente particolari, e, pertanto, da lasciare ai politici, ai quali appunto spetta pensare e agire da politici. Si pensi, tra l'altro, alle interpretazioni pseudostoriche dell'azione dei vari Stati europei dettate durante i mesi della neutralità nel 191415. Così pure, alla scuola dell'antico Maestro molti hanno appreso l'ammonimento di cercare più addentro e di mettere in rilievo, in contrasto con idee allora prevalenti, la partecipazione popolare al Risorgimento. Ed era, il Rosi, convinto che fosse necessario e doveroso ricercare i tanti umili eroi che avevano dato quanto possedevano alla costruzione solida e dura­tura della nuova Italia, tanto più solida e duratura , in quanto, appunto, era il risultato del lavoro, del sacrificio e dell'eroismo di tutto il popolo e non di una sola classe.
I E se riusciremo a trasfondere nei nostri lettori in convinzione che ci siamo formata in molti anni di lavoro, la moderna Italia apparirà anche ad essi, come appare a noi, una compagine forte e vigorosa formata non da pochi grandi cittadini, ma da un popolo che nella sua maggioranza ha conosciuto e conosce i propri diritti in armonia