Rassegna storica del Risorgimento

CIVITA CASTELLANA ; GIULINI PACIFICO
anno <1940>   pagina <722>
immagine non disponibile

722 . Alberto M, Ghisalbertì
descritti tutti quelli che propriamente furono reclusi nel suddetto Forte, e non già dei molti ancora, che consumarono le loro condanne in altri luoghi, a prima della formazione del Reclusorio, o dopo, per grazia sovrana rimastivi. E siccome dal 1817 in poi sino al presente è stato un lasso di tempo molto fecondo di vicissitudini politiche cosi non sarà discaro di leggerei vicende che dall'una all'altra reclusione succedettero col ricordare li nomi di tanti disgraziati che ne furono colpiti e che fecero parte delle indicate Reclusioni. Le rispettive tabelle danno a conoscere bastantemente le grazie ripor­tate, nonché gli avvenimenti tutti accaduti a ciascun'individuo, per cui sarebbe stata cosa superflua ed inutile qui ripeterli, ed ha sembrato sufficiente dare dei cenni alla fine di ogni singola reclusione a cui si deve ricorrere per avere cognizione delle cose accadute.
Le Tabelle poi 5a, 21 e 24-a al termine di ogni rispettiva Reclusione presentano il relativo elenco nominativo alfabetico di tutti li politici che vi fecero parte.
Per maggiore intelligenza si è anche creduto di fare l'appresso descrizione del locale, che serve ad uso di reclusorio politico. -)
DESCRIZIONE DEL RECLUSORIO POLITICO NEL FORTE DI CIVITA CASTELLANA
Nel sedicesimo secolo per ordine del Pontefice Alessandro VI, Antonio di San-gallo, architetto fiorentino, piantò la Rocca di Civita Castellana ed edificò il Palazzo nell'interno della Rocca medesima, che servi di delizia per quel Pontefice, cui vi sog­giornava alcun tempo dell'anno. In seguito tanto la Rocca, che ora si conosce sotto il nome di Forte, quanto il Palazzo, furono ampliati da altri Sommi Pontefici, e spedai mente da Giulio H.
Entrando nel Forte si giunge in una piccola corte, che dal lato destro mette in un piccolissimo atrio, che introduce nell'indicato palazzo, che serve ad uso di Reclusorio politico. Quest'edificio presenta un'ampia corte di figura quadrilunga ed offre una vista sorprendente pel grandioso fabbricato di un aspetto imponente e per le giuste proporzioni dell'eccellente architettura, per la quale ben tosto si stabilisce essere stata opera di celebre artista.
Per dare adunque una qualche idea di questo magnifico edificio, l'indicata corte quadrilunga è a guisa di chiostro, ed ha un porticato a due ordini di bene intese pro­porzioni: il primo dorico, l'altro ionico. Si ravvisa però che il Sangallo non conoscesse la solidità, O non calcolasse la fragilità dei cementi di cui è costrutto tutto l'intero edificio, poiché i pilastri del portico, che circonda il chiostro, sono tutti lesionati, e. se non ai fosse accorso a sostituirvi un rinforzo per raddoppiarli con sott'archi, nulla più esisterebbe di questo locale per essere tutto di tufo, ebe comunemente viene chia­mato pietra rossa. a) Una tale deformità ha tolto la bella architettura, ed ha privato
0 Queste tabelle contenenti gli elenchi nominativi alfabetici "sono state sop­presse e sostituite da un unico elenco finale (JV. d. .).
:?3 Cfr. con la descrizione del FABBRI, op. cit., pp. 221-224 (iV. d. .E.).
3} Vedasi ANTONIO Nrenv nel suo Trattato Prdìminaro sul Foro Romano* stam­pato in Roma nel 1819 per Vincenzo Poggioli, nel quale, parlando del tufo, ne fa erudita dimostrazione,.. Le pietre che si trovano usate negli edificj di Roma antica, sono il tufo, che Vitruvk e Strabone appellano pietra rossa, il peperino ecc. Il tufo si trova in tutte le vicinanze di Roma... È una pietra vulcanica più o meno rossastra, non molto solida, la quale facilmente si decompone, allorché è esposta all'aria...