Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA ; MARSALA
anno <1940>   pagina <764>
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Antonino Bertolino
Gli è che via via che si veniva costituendo ed affermando l'industria del marsala, gli Inglesi sì adoperavano anche ad accattivarsi in tutti i modi le simpatie del popolo in genere e delle classi più rappresentative in particolare. E faceva per altro il loro giuoco la estrema lentezza dei sistemi amministrativi borbonici, ai quali non perdevano mai occasione di andare sostituendo la loro azione diretta e per questo anche più efficace e provvida. Comunque, e sotto vari aspetti, interessata sempre. '
Cosi, mentre da un lato intervenivano presso il Governo di Francesco IV contro la municipalità, di Marsala, che aveva imposto loro un dazio di quattro tari per ogni botte di vino esportato, dall'altra era a proprie spese che facevano costruire II molo del porto e l'ampia via che al porto conduce; e si ha memoria anche di un approvvi­gionamento di grano da loro curato durante una carestia, quando il Governo di Napoli lasciava invece la città nell'abbandono. Ne rendeva lode un cronista del tempo se, dedi­cando all'industria degli Inglesi tutto un capitolo, concludeva che e ottimo sollievo riceve la città dalle manovre e dai traffici di costoro.1)
Larghe erano, dunque, nel 1849 le simpatie che gli Inglesi godevano in Marsala, quando il 16 marzo giungeva da Trapani a Mazara il piroscafo francese Ariel, recando il famoso ultimatum di re Ferdinando, che appunto gli ambasciatori di Francia e di Inghilterra interessati intermediari tra Napoli e la Sicilia si erano fatti allora premura di diffondere per l'isola. Ed ora il piroscafo francese Ariel divulgava quel proclama, che una voce liberale del tempo definiva sovversivo e scrìtto per dividerci ed al fine di dare al Borbone migliore comodo di combatterci .2)
Giunse VAriel a Mazara il mattino del 16 in terra vergine e senza sospetto dì sorta' e vi sostò per un'ora: il tempo necessario perchè il comandante scendesse a terra insieme con un suo ufficiale ad incontrare il vice console di Francia, Buscemi, e gli affidasse i plichi del malfamato proclama. Si svolse allora un colloquio alquanto con­citato. Che se da un Iato il Buscemi finì con l'accettare i fogli, che il comandante fran­cese si ostinava in tutti i modi consegnargli, si rifiutava apertamente dall'altro di curarne l'affissione: benché vice console di Francia ci rispondeva come siciliano, e perchè ben conosceva l'umore dei suoi compaesani, temeva in tal modo di turbare l'ordine pubblico . Poi, per ragioni delle quali La Costanza non fa cenno, si portò di volo dal vice console d'Inghiltera a Mazara, Classon, e di lì dal nipote del Classon, Ingham, vice console a Marsala.
Intanto s'era fatta sera, ma l'Ingham, tutto preso della missione, alla quale ben sapeva il suo Governo interessato, non pose tempo in mezzo. Si diede, anzi, gran premura di chiamare gli amici e dì spargere tra loro copia del proclama.
Chi fossero codesti amici non è dato conoscere. Ma è affatto arbitrario supporre non siano stati se non connazionali dell'Ingham. Tonto meno si sanno i discorsi o gli argomenti allora trattati. Forse si parlò anche allora di affissione e, forse, gli ornici gli diedero una risposta non dissimile a quella dota nella stessa giornata dal Buscemi al comandante dell VI rie/. Fatto è che Vincenzo Caronna, sotto lo cui firmala corrispon­denza è pubblicata sul giornale La Costanza, non aggiunge in quel resoconto, che è tuttavia cosi dettagliato, se affisso da ultimo finì davvero quel proclama. Pare anzi che non lo fosse.
La cosa, comunque, si, riseppe in paese. Bollata por ainfame fu senz'altro la mis­sione del comandante francese, e generale l'indignazione. Segni un grido universale
>) INGIAKNX, op. eh., ivi.
J4 La Costanza, un po' per tutto nei numeri di marzo (1849).