Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <766>
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Giovanni Maìoli
MASSIMO D'AZEGLIO E L'ANNESSIONE DELLE ROMAGNE
(SETTEMBRE 1859)
Non fu certamente finita la missione politica di Massimo D'Azeglio, a favore delle Romagne, il 2 agosto 1859, quando venne sostituito da Leonetto Cipriani. L'occhio suo ed il suo cuore erano sempre rivolti verso i Romagnoli, i quali non potevano dimenticare, cosi facilmente, gl'insigni servigi resi da Ini già da antico tempo, alla causa della loro redenzione. Il D'Azeglio aveva già scritto, il 16 settembre 1859, l'articolo
11 Piemonte e l'Italia Centrale, pubblicato da L'Opinione di Torino.
II settembre 1859 fu il mese delle più gravi decisioni, prese dai vani governi del­l'Italia Centrale. Il succo di tutto era: niente più restaurazioni; far da soli; armarsi; esser pronti a tutto; dichiarare, a mezzo di costituenti, le annessioni al Piemonte; a poco a poco, unificare, e cioè far, da per tutto, Italia.
Dopo che anche l'Assemblea dà Rappresentanti del Popolo delle Romagne ebbe dichiarato la sua volontà di annessione, bisognava andare a presentare i voti a S. M. il Re Vittorio Emanuele II; ed a tale scopo il Governatore Generale delle Romagne nominò i seguenti rappresentanti: Scarabelli Giuseppe, VicePresidente dell'Assem­blea; Conte Giovanni Bentivoglio; Conte Giovanni Gozzadmi; Marchese Luigi Tanari; Conte Luigi Salvoni; Capitano Achille Laderchi; Dottor Angelo Maresco ttf. Segretario dell'Assemblea.
Il Re, il sabato 24 settembre, alle ore 11, nella villa reale di Monza, ricevette la Deputazione, per la quale lo Scarabelli presentò l'indirizzo, che si può leggere a pp. 6566 della Collezione officiale delle leggi e decreti del Govèrno delle Romagne dal
12 giugno al 6 dicembre 1859.
U Re accettando i voti dei popoli delle Romagne, dichiarò che, forte del diritto che tali voti gli conferivano, avrebbe propugnato la causa delle nostre provincie, davanti alle grandi potenze. Documenti che illuminano l'atto più importante della nostra unificazione, sono:
1) l'indirizzo di Massimo D'Azeglio alla Deputazione delle Romagne, fermatasi a Milano, in data 28 settembre, pubblicato dal Monitore di Bologna, n. 91. (Gfr. Scritti e discorsi politici di D'Azeglio, voi. M, a p. 209, a cura di Marcus De Rubris).
2) la Relazione di A. Marescotti, pubblicata dallo stesso Monitore, il giorno 29, n. 92.
3) Relazione non ufficiale, di Giovanni Gozzadmi, nel Monitore, venerdì 30 settembre, n. 95. (Che tale relazione sia di Giovanni Gozzadmi, Io prova il mano-scrittoi firmato, esistente nel Museo del Risorgimento di Bologna, tra alcune carte di Gustavo Vicini redattore del Monitore stesso).
Interessanti, poi, a conoscersi, per la storia delle annessioni, sono il manifesto ai
Popoli delle Romagne del Ministro dell'interno, A. Montanari, e l'altro ai Cittadini
di Bologna dell'Intendente (Prefetto), A. Ranuzzi, ambedue in data: Bologna, 1 ottobre
1859, per il Te Ueum di ringraziamento e per solennizzare l'accettazione dei voti fatta dal Re.
In quei giorni tutta l'Europa ed anche altri continenti guardavano stupiti, allo spettacolo di ardimento, di ordine e di disciplina che davano queste provincie, .
Il popolo italiano si rivelò, allora, per la prima volta, veramente degno e maturo per i suoi grandi destini.
Oltre gli atti sopra accennati, tra le carte del marchese Luigi Tanari, conservate nel Museo del Risoghueuro di Bologna, ho trovato il seguente indirizzo a Massimo