Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <767>
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Massimo D'Azeglio e l'annessione delle Romagna* ecc. Ibi
D Azeglio, tutto di pugno del Tanari stesso. Indirizzo che merita d*essere conosciuto, e per la relazione diretta che esso ha con l'indirizzo nohilissiino del D'Azeglio ai Roma­gnoli, in occasione dei voti per l'annessione, e per il contenuto, che, in sintesi, ripete ed esalta tutte le benemerenze del D'Azeglio verso i Romagnoli e la loro causa, della quale egli era stato e continuava ad essere uno dei più aperti e schietti paladini.
La Deputazione si sarà recata da Massimo D'Azeglio, nella sua casa, in Milano, perche, essendo in quei giorni egli indisposto, aveva dovuto commettere al suo amico cav. Achille Mauri, di leggere, durante il banchetto dato dai Milanesi, il suo indirizzo
ai Romagnoli. -,
GIOVANNI MAIOLI
INDIRIZZO A MASSIMO D'AZEGLIO
Permettete, o Signori, che anche in nome dei miei colleglli io vi chiami a fare speciale onore con noi aWuomo illustre che testé ci indirizzava cosìnaggee così calde paróle: all'uomo illustre il cui nome è caro e riverito per VItalia, e nelle nostre Romagne in particolar modo è diletto. A Massimo D'Azeglio, valente letterato e pittore, politico previdente e leale, valo­roso soldato détta nostra indipendenza, saldissimo nel patriottismo, e nella fede alVItaliano risorgimento, le Romagne debbono un affettuoso e riconoscente saluto in questa circostanza solenne, la quale noi festeggiamo insieme come avviamento alla nazionale unificazione, in questa dita qui degnamente rappresentata che ci lux accolti piò- che da fratelli con cordialità lombarda.
Le Romagne non dimenticheranno giammai die voi in pieno corso di dispotismo clericale ed austriaco, osaste ridiiamarepiù volte pietosamente e coraggiosamente sui loro mali l'attenzione dell'Europa, tanto schiva in generale, e soprattutto allora dal ricordarli, e dal provvedervi con quei rimedi radicali che unici possono essere per noi efficaci e duraturi.
Le Romagne non dimenticheranno giammai che foste dei primi a formulare i prìncipi' del movimento italiano del 48, cominciato da noi, e che pure sarebbe stato Utile e glorioso atta nazione, ove non lo avessero tradito quei medesimi, una sola eccezione fatta, i quali più degli altri erano chiamati ad attuarlo.
E non dimenticheranno sopratutto che rialzata dal leale e generoso nostro Re l'insan­guinata bandiera di Novara, voi ministro lo aiutaste colla prudenza e col senno politico-, ad assicurarla in mezzo ai nemici, insolenti e prepotenti per le fresche vittorie; ad assodare le franchigie e le libertà largite dal magnanimo Carlo Alberto, e a preparare l'opera, che un altro grande ministro, e grande italiano, doveva dopo voi continuare e svolgere sino alla Pace di Villafranca. Sperammo che nel nuovo risorgimento voi avreste guidate le nostre pravincie al posto desiderato, e sapete se con gioia vi accogliemmo, Commissario' del Re a proteggerci. Alte ragioni di politica, vi vollero tosto richiamare, e non permisero che la grata speranza si effettuasse. Ma anche lontano continuiamo a fare in voi assegnamento, come in amico che pud giovarci per influenza e per consiglio.
Ed ora pia che mai, sentiamo il bisogno del soccorso degli amia tutti quanti. Malgrado le esultanze e l'ebbrezza di questifratdlevoli scambi di auguri e di affetti, noi sentiamo che la nostra situazione è severa, e gravi sono i doveri che abbiamo in faccia a noi medesimi, e molto pia alla nazione. Soddisfatto il compito, cui, fummo chiamati dalVaugusto alleato del Re, di dire i vostri voti, noi li abbiamo pronunciati con verità e coscienza. Ma, ora che il Re ha accolto con generosità di proteggerci, altro più grave compito oggi ci resta a soddisfare; quello di mantenerli; e noi sappiamo por dura esperienza quanto il fanatismo e il pregiudizio ci SÌMO potenti nemici, e quanti stono gl'interessi, li-invidie e le cupidigie che ci fanno guerra*
Grazie al Cielo, la lunga oppressione non valse a cancellare del tutto la nostra volontà, e il sentimento della dignità d'uomo e il bisogno di una vita ordinata ci ha fortificati e preparati ai grandi sacrifici necessari al conquisto di questi sommi beni, convinti cjle solo la fermezza inconcussa dei volere ci può salvare. E noi fortemente e se occorre gehaggiamente vorremo. (Luigi Tenari).