Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <768>
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LIBRI E PERIODICI
ALFREDO DE DONNO, Ugo Foscolo; Milano, Treves, 1939-XVII, pp. 332. L, 15; ALBEHTO VIVIAWI, Foscolo; Torino, G. B. Paravia, 1938-XVIl, pp. 119. L.5.
Alfredo De Donno, persuaso che le opere di tmo scrittore bastino da sole ad ogni derivazione biografica, si è proposto di narrarci la vita complicata, e spesso tempestosa, del Foscolo cercando di coglierne la vera personalità unicamente con l'ap­profondimento delle sue poesie, delle sue prose e del suo copioso epistolario, scrigno delle più interessanti e intime confessioni. Il disprezzo, però, del De Donno per le laboriose ricerche d'archivio e per l'informazione storica e letteraria a nuU'altro gli ha giovato (poiché nessun contributo nuovo naturalmente egli porta alla biografia foscoliana) che ad infarcire il suo denso volume di non pochi grossolani errori di fatto e di imprecisioni, i quali non possono non recar danno all'ignaro o al non abbastanza ferrato lettore. Cosi, tra l'altro, troviamo a p. 7 chea emozioni morali non ancora pro­vate suscitò nell'animo giovanile del Foscolo Pironi a dei poemetti didascalici di Giuseppe Parini ; a p. 11 che l'amico Mario Pieri fu biografo del poeta; a p. 25 che la tragedia dell'Alfieri non è che un freddo dialogare, un vero e proprio succedersi di monologhi ; a p. 57 che Alberto Fortis, giornalista e naturalista nato a Padova il 14 novembre del 1741 e prefetto della Biblioteca di Bologna dopo la battaglia di Marengo, era nientemeno che francese .
E così via. Ma ad onta di ciò, e ad onta delle frequenti intemperanze e disugua­glianze stilistiche, si deve tuttavia convenire che nell'insieme (e perciò se ne fa qui breve parola), il racconto del De Donno procede caldo, colorito e per lo più convincente. La figura irrequieta e sdegnosa del cantore dei Sepolcri dall'analisi penetrante dell'auto­re riceve spesso, se non del tutto nuovi, almeno più efficaci riflessi. Soprattutto mi par che il De Donno metta in ben netto rilievo il passaggio dello spirito foscoliano dal groviglio tumultuoso delle prime passioni, di cui sono chiara testimonianza le pagine esuberanti di sentimento dell'Ortis, alla momentanea ma felice risoluzione di ogni antitesi negli ultimi anni della vita, come fa fede la musica mesta delle Croste, nella epa ali sembra veramente si quoti la tormentata umanità del poeta. XI. cui segreto più intimo, giustamente annota il De Donno, è l'assillo incessante di ascesa spirituale, della conquista di una moralità adamantina, di un senso di purezza assoluta della vita morale. Il suo carattere essenziale è pertanto l'ostinazione, o meglio la perseveranza (il contrario cioè della volubilità, dell'impressionismo, dei trapassi irrazionali e capric­ciosi), la quale scaturisce dalla profondità delle convinzioni ed e indice di profonda onestà, ,
Perciò egli ebbe alto il senso del divino, benché non vedesse mai Dio nel firma­mento né sugli altari eretti dalle mani mortali: senso del divino che non si irrigidisce sulle posizioni tradizionali dell'ordine etico, ma cerca superarle e riportarle sempre a nuove vittorie, in una contìnua escavazione interiore, in una continua ascensione dello spirito verso la meta.
La ricerca dell'armonia con so stesso, che porta il poeta a non farsi mai schiavo di una concezione edonistica della vita, di beni materiali e d'una esistenza comoda e piacevole, si riflette nel suo stesso idealo estetico, ohe non accetta compromessi con la mediocrità e tende senza posa al sublime. Il poeta non versifica per il gusto del popolo, ma richiede al popolo uno sforzo continuo di elevazione per raggiungere l'altezza del poeta. Perciò la sua poesia, la quale prendo le mosso dalla cultura classica come per riaffermare costantemente lo stretto congiungimento tra il moderno e 1 antico, non ò mai erudizione, ma è finalista anche quando fa dell'erudizione: a richiamando il lettore alla contemplazione della pura bellezza lo stimola a pensare.