Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <769>
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Libri e periodici
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Non mancano nel saggio del De Donno osservazioni celtiche assai acute. Tra le altre, la seguente; che il Foscolo, nonostante gli appariscenti e spesso clamorosi sfoghi epistolari, nei quali dall'amicizia rispettosa si passa, spesso rapidamente, all'esaltazione eroica, -non. amò effettivamente mai nessuna donna o non amò che per breve dorata, b cnchè abbia fortemente sentito il bisogno di affetti domestici, come dimostrò di recente in un eccellente lavoro il Marpicati. Questa assenza di sincera passione si rivela nella sua stessa poesia, in cui l'amore è soltanto celebrato come un ripensamento di emozioni culturali, perchè essa nasce tutta per geminazione spontanea sul tronco millenario della letteratura eroica e nazionale.
D De Donno, che, per sua fortuna, è ancora giovane assai, se saprà dedicarsi agli studi letterari con un più onesto accostamento alle fonti ùmili, ma necessarie, dell'eru­dizione e del sapere, potrà senza dubbio trarre dal suo vivido ingegno frutti notevoli e copiosi.
Improntato invece ad una solida cultura, lucido e attento, è il profilo chedelFoscolo traccia in poco più di cento pagine Alberto Viviani nella bella raccolta paraviana degli Scrittori d'Italia, destinata in ispecial modo agli studenti delle scuole medie superiori. Ma può essere letto con profitto da ogni persona colta, perchè l'A. non si accontenta di raccogliere e condensare quanto sinora è stato scritto sull'argomento, ma formula sullo spirito del poeta e sul valore delle sue opere impressioni e giudizi personali che sono l'espressione di una mente aperta e sagace e di un cuore sensibile alle bellezze dell'arte. Mi permetto però di dissentire su qualche punto dall'A. Nelle Grazie, egli dice a p. 67, vi è l'astrattismo assoluto, in contrasto netto, quindi, con il temperamento del Foscolo. Nel poema frammentario e incompiuto riappare invece, a mio avviso, lo stesso ideale estetico che già aveva guidato il Foscolo nella stesura dei Sepolcri. Egli non canta per cantare, ma vuol affratellare la poesia lirica alla didattica; idoleggiando le tradizioni storiche e mitologiche e le sentenze morali e le teorie metafisiche, vuol essere utile al cuore dei lettori e all'ingegno degli artefici, i quali dovranno contribuire al perfezionamento della vita sociale e al ringentilùnento dei costumi inselvatichiti dalle guerre sanguinose. Cosi anche qui, dove le immagini par non abbiano altro fine che a se stesse, operano, come nell'intera attività letteraria del Nostro, gli interessi reali e vivi del suo tempo.
Conclude il Viviani clie la gloria più schietta del Foscolo è quella di essere stato poeta; poeta vero e nobilissimo nel significato più vasto (p. 110). Ma gloria, forse, non meno schietta fu la sua stessa vita, intemerata e magnanima anche tra mille traviamenti ed errori, vita che realizzò in sé le aspirazioni, i dubbi, le illusioni di tutta un'epoca, che fu esempio e monito fecondo di abnegazione e di sacrificio agli uomini di ieri, che ancora ora, nei giovani cuori di oggi, può accendere fiamme dì ardore e di
fede.
MASINO CIBAVEGNA
'Ivo LUMINASI, Dal Risorgimento all'Impero; Imola, Cooperativa Tipografica Editrice P. Gaieati, 1939-XVII, pp. 239. Lire 10.
Libro arido e disorganico, in cui i fatti si susseguono, di solito, con poco rilievo: ricco, tuttavia, di notizie documentate e sicure, che il Luminasi ha raccolte con non lieve fatica per mettere in luce l'apporto di Medicina, suo paese natio, alla causa del riscatto nazionale. È una lunga generosa coorte, che passa davanti ai nostri occhi ammirati, di uomini audaci e sellici ci che, già volontari nelle bandiere napoleoniche, superstiti dalle battaglie di Austerlitz, di Iena, di Essling, insegnarono ai concittadini il maneggio delle armi o trasfusero loro il fuoco del patriottismo e la sete dell'indipen­denza; di uomini di dottrina o di giovani popolani che, perquisiti, arrestati, fustigati, non furono domi, ma trassero, anzi, dalle sofferenze serenamente patite, nuovi ardi­menti per una lotta senza quartiere; di spiriti eletti che, condannati a molti anni di
li