Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
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1940
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772 Libri e periodici
prontezza, nei Comuni, e cospicue le forze inquadrate nelle legioni. La felice situazione geografica del paese, vasta e quasi sola pianura nel Reame, verso la quale convergono naturalmente le pendici del Gargano e dei monti della Daunia, con popolazione addensata in pochi e grossi abitati, e socialmente assai omogenea, quasi tutta di agricoltori possidenti o braccianti , facilitava gli scambi e gli accordi. La grande fiera foggiana del maggio, che durava e dura tutt'oggi un mese- intero, e alla quale convenivano un tempo gli allevatori non solo da tutte le regioni limitrofe, ma sin d'oltremare, rappresentava un comodo appuntamento, dove l'opera di proselitismo poteva svolgersi quasi indisturbata, nella impossibili tà'in cui doveva trovarsi la polizia di sorvegliare quell'immensa folla in energica crisi di nomadismo. Purtroppo, la quasi totale distruzione dei documenti non permette di stabilire l'epoca dell'introduzione della Carboneria nella provincia, e di seguirne metodicamente l'estendersi e il ramificarsi.
Fertile terreno trovava essa negli avanzi dell'antico giacobinismo, che aveva già dato prova di sua forza nel 1799, quando Foggia fu quasi sola nel Reame a insorgere spontaneamente insieme alla Capitale: la presenza, fra i rivoluzionari del 1820, di alcuni di quegli uomini, come il sacerdote Francesco Paolo Iacuzio, non ci permette di dubitarne, anche se, ancora una volta, si presenti difficile a sciogliere il problema dei rapporti tra vecchi enuovi settari. Gemma Caso, che esplorò i magri fondi dell*Archivio-di Capitanata, ebbe vago sentore di travagli carbonici nell'autunno del 1817, poco prima dell'affissione dei manifesti rivoluzionari del dicembre, invocanti Costituzione, che provocarono l'invio a Foggia di un commissario con poteri eccezionali nella persona di Nicola Intontì, il futuro ministro di polizia. Guglielmo Pepe trovò la setta già rigogliosa e quasi scoperta nel 1818, e se ne servì, a sno dire, per cementare il cameratismo e la bellicosità delle milizie provinciali. Indubbiamente, alla regolare affiliazione e alla costante corrispondenza fra le vendite assai giovò l'ardente opera del Rodino, sottan-tendente prima a Bovino, e poi a Sansevero. Qualche più lontana radice della pianta settaria mi par, tuttavìa, scorgere nel declino dell'età murattiana. Il 14 agosto 1814,, una banda di armati, parte disertori, parte - come da Sora scriveva un confidente allo Zuccaia, console napoletano in Roma galantuomini del Partito, de' Carbonari, varcava il confine romano presso Roccaviva, e si dirigeva, raccomandata a quel Bargello dal Principe di Moliterno, alla volta di Prosinone. Provenivano dalla Puglia, e li capeggiava Fulvio Quici, da Trivento, noto alla storia del brigantaggio col nome di Errante Furia, accusato di non pochi assassini, e, fra altri, di quelli del sotto-Intendente e del Ricevitore di Bovino. Senza dubbio, briganti: e la banda Furia si nominava con terrore ancor dopo il 1820. Ma lo Zucca ri continuò per mesi a segnalare il Quici al Governo pontificio, come Capo di Loggia Carbonara, senza per altro ottenere com'è noto l'estradizione di quei banditi, e tirandosi anzi addosso una protesta papale, che fu nota al Colletta e al Farmi. Strano, però, che in certe carte viste dalla Caso, relitti della banda Furia siano segnalati da Bovino nel 1816 come fieri Calderari ! La segnalazione ci sembra dubbia e tardiva, opera, com'è, dell' Oratore della Tribù bovinese. La crederemmo piuttosto del 1820 e magari fatta per rivalità personali. Tanto più che la Caso non mostra d'intendere bene il valore di una lettera del 6 agosto 1814 del Ministro della Polizia Generale Laurenzaa all'Intendente di Capitanata, che lo mette in guardia contro le macchinazioni del Moliterno, e che la egregia studiosa pare riferire a mene settarie dì siile calderoni Comunque, non ci. pare impossibile che quei malfattori mutassero casacca e, speranzosi della protezione, che si riteneva data dal Canosa alla fazione calderara, passassero a quelle bandiere; e, d'altro canto, chi, nel 1814, combatteva, in compagnia dei Carbonari, l'usurpatore francese, poteva, con una sua logica, schierarsi contro gli antichi commilitoni di setta, che ora minacciavano l'autorità legittima del Borbone restaurato. Resta, purtroppo, innegabile che 11 Pepe esagerava, mn non mentiva, asserendo che in Puglia brigantaggio e carboneria facevano una cosa pala. L'argomento, che erede opporgli.