Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <775>
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Libri o periodici 775
di fronte una forza meglio armata e professionalmente addestrata, che stroncasse l'attività rivoluzionaria in un bagno di sangue, fatto più doloroso e nefando dal fratricidio della guerra civile.
Meno importante, ma curiosa, la spiegazione, che ci offre il testo del Raimondi, della poleuiichetta intorno all'esiguità delle forze liberali nel capoluogo della Daunia, sollevata dalla Caso contro l'asserzione della Cavallotti, che aveva ridotta a tredici i carbonari foggiani. In realtà, non si trattava di soli tredici carbonari: la frase che ha dato luogo all'equivoco è proprio del nostro, che, per far risaltare l'importanza della sua adesione alla setta, ci dice che, fra i non molti liberali di Foggia, tredici soltanto erano di provatissima fede: che è, ben s'intende, altra cosa che ridurre quella Vendita a proporzioni tanto modeste. Interessante anche quanto riferisca il Raimondi del primo tentativo della vendita foggiana di mettersi in rapporto colla Regione Lucana Occi­dentale (19 marzo 1820), sventato, dalla delazione di uno dei Tredici all' intendente Intontì, e della tardiva costituzione della federazione tribale delle vendite di Capitanata, che egli riporta a un'Assemblea Distrettuale non anteriore al 1 ghigno dell'anno. Ma nulla ci dice, invece, del carattere del regime instaurato a Foggia il 3 luglio colla proclamazione della Costituzione. Sappiamo, da altra fonte, che la Magistratura Carbonara afferro le redini del potere, destituendo i funzionari regi, dopo aver volto in fuga l'Intenti, la cui vita fu quasi miracolosamente salva quell'Intenti che il Principe di Canosa, chi sa mai perchè, pretendeva celato amico della Carboneria ed emanando provvidenze anche in tema di riforme tributarie. Ma quale Costituzione potè mai proclamare il 3 luglio, quando ancora il Re non si era dichiarato, e tra Monte-forte e Avellino la costituzione era definita solamente dalla vociferazione degli evviva e dalle coccarde tricolori ? Altra prova del carattere mitico che assumeva quel nome, che implicava, benissimo, un regime di rappresentanza nazionale, e certe libertà non meglio qualificate, ma denunciava l'assenza di una ideologia statutaria definita, di una discussione consapevole dei termini legali del problema, auspicando semplice­mente una garanzia dell'assetto politico del paese, una certezza che la pratica di governo assoluto non pregiudicasse ulteriormente le conquiste civili ed economiche del decennio. Incertezza, dalla quale rampollerà la stravagante adozione della Carta Spagnola, la prima formulazione statutaria, che la moda del momento metta innanzi agl'ignari: mentre, dall'altra parte, nell'ottimestre, le Magistrature regionali, forti dello stato di sovvertimento sul quale si sono impiantate, andranno derivando verso l'anarchia demagogica, creando uno Stato nello Stato, elaborando codici propri, in una dispersione di forze, in un contrasto di propositi che saranno non ultima ragione dell' effimeri là di vita della rivoluzione. Pure, in Capitanata, il moto non si arresta completamente con il crollo del regime costituzionale: e sul limite delia provincia. nelle contrade di Ariano, scorrazza per qualche mese, decimata dagli scontri con la guardia civica, la banda di Antonio De Nigris, che il 15 aprile 1821 da S. Barto­lomeo in Guido, ricevute notizie sconfortanti da Minichini e da Rossaroll, aveva lanciato a quei paesani della Val Fortore, un proclama insurrezionale, buttandosi, poi, con i suoi fidi alla campagna, dopo che i suoi inviati Francesco D'Antuono e Nicolungelo Fiorillo erano caduti prigionieri, il giorno stesso, nelle mani dei civici di Roseto.
Vana speranza di rinnovare, nel nome della libertà, i fasti dell'insorgenza, che aveva tormentato l'estremo dominio francese! Vana, sopra tutto, perchè, nell'inde-finitezza dello aspirazioni, dava buon gioco all'arte calunniosa degli avversari, mentre, nel quadro della vita comunale, tornavano al potere amministrativo, lividi per l'affronto sofferto, gli uomini defenestrati nel luglio, e le famiglie dei carbonari perseguitate e avvilite rientravano nell'ombra, a maturare, nel rovello della lunga delusione, la crescente ostilità contro il Borbone, dalla cui incerta politica e malfida ripetevano sventure pubbliche e private.
POMPEO FALCONE