Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
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GERARDO RAFFAELE ZITAKOSA, Guglielmo Pepe. Studio storico psicologico. Società Edizioni Aspetti letterari. Napoli, 1938-XVH, p. 97. L. 20.
Il dott. Gerardo Raffaele Zitarosa, che ha già al suo attivo pregevoli lavori di critica e di storia, si propone in questo eaggio di darci un sincero ritratto morale di Guglielmo Pepe, alla cui ardua intima comprensione hanno nociuto del pari le lodi eccessive, che risentono del fervore di passione degli anni in cui egli visse, e le denigrazioni, i sospetti, le calunnie di contemporanei avversi o invidiosi.
Lo Zitarosa, mettendo segnatamente a profitto gli scritti, le lettere e gli ordini del giorno del pai riotta e soldato, e alcuni documenti mediti trovati nel Museo Correr di Venezia, ne segue le vicende della vita tempestosa per trarne gli elementi che possano recare maggior luce sulla sua figura, oggetto ancor oggi di vivaci polemiche.
Carattere veramente complesso e drammatico quello del Pepe, in cui si alternano fulgori di luce e cupe ombre di sventura e di colpa! Ostinato e avventuroso sin dall'infanzia, appena quindicenne, s'infervora nell'idea repubblicana e s'infiamma si la mente che diviene repubblicano fin a delirarne. À diciannove anni, dopo aver già fatte le prime prove'd'arme con le gloriose soldatesche napoleoniche, non potendo raggiungere l'esercito francese combattente in Egitto, tornato a Napoli presso il padre, pensa di ordire una cospirazione liberale in Calabria e, accordatosi con numerosi compagni, percorre la regione; arrestato e messo in ferri in una segreta di Castel di Carmine, è condannato a vita in prigionia nella Fossa del Marittimo, per pura volontà del Re, senza processo e senza alcun'altra forma di giudizio. Dopo non poche traversie riconquistata finalmente la libertà, ritorna a far parte dell'esercito francese, e con i francesi si trova all'assedio di Amantea e alla battaglia di Mileto. Assunto sul trono, a Napoli, Gioacchino Murat, egli ne segue le sorti, con animo giovanilmente entusiasta: ne riceve cariche e onori. Il fasto murattiano risponde a pieno al suo temperamento fantasioso, amante dello sfarzo, della sceneggiatura, della pompa, delle parate, dei gesti. Considerando nel principe il buon cuore, ma anche lo scarso discernimento e il sospetto in cui è tenuto da lord Bentinck, dal viceré Eugenio e dagli austriaci, nel timore che debba perdere la corona e che l'infelice Napoli ricada sotto il giogo borbonico, il Pepe, comandante di brigata a Pesaro, avendo sotto di sé ufficiali devotissimi e milizie perfettamente disciplinate, risolve di promuovere un moto per costringere il Murat a concedere nello Stato la costituzione; ma, vittima della debolezza dei compagni, è scoperto ed è richiamato a Napoli per essere giudicato da un consiglio di guerra. Ottiene però il perdono di Gioacchino, che in verità lo stima, ad onta della sua ostinazione, e lo ricolma nuovamente di favori e di doni. Caduto Murat, la condotta di Guglielmo Pepe diviene perplessa e ambigua. È difficile stabilire (non sono sufficienti, all'uopo, le Memorie del Pepe sfruttate dallo Zitarosa) se soltanto l'illusione di poter sospingere la nave borbonica, nella ventata dei tempi lo abbia persuaso a seguire l'impulso generale di ravvicinamento alla già tanto abbonita dinastia o se non ve lo abbia spinto (è l'accusa del Colletta), assieme con il desiderio indiscusso del pubblico bene, la cupidigia di propria fama e potenza. D'ora in poi comincia il tragico dilemma intorno al quale si svolgerà per molti anni la sua vita d'azione e la sua vita spirituale e affettiva, dilemma su cui avremmo voluto che si fosse più a lungo soffermato lo Zitarosa e con un indagine più sicura o scaltrita: soldato, legato da un giuramento allo Stato reazionario, deve obbedire ai tirannici voleri che gli sono imposti, o ascoltare la voce superiore del paese oppresso? Il Borbone astutissimo Io accarezza e lo inalza: lo pone a capo delle sue milizie* gli affida il governo di due provinrie, lo insignisce della Croce di S. Giorgio. Il Pepe accetta ogni cosa con aperta gratitudine e protesta anche al Re la sua fede intemerata, con la speranza però (così egli sì scusa) di piegarlo, a mano a mano, a concedere la costituzione. Repubblicano, com'egli dichiara di essere sempre stato, viene a tale compromesso perchè gli par questa l'azione più opportuna e più agevolmente capace di riuscire. Ma l'animo e i propositi di Ferdinando sono del tutto in opposizione con le nuove