Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
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1940
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Libri e periodici 777
tendenze; già puma dello scoppiare dei moti rivoluzionari, nei consigli della Corona, egli ha espresso il parere di invocare protezione e intervento da Vienna, e quando cede, non cede che il minimo possibile e con mal celata riluttanza.
Del lavorio che avviene nel cuore del Re, dei sottintesi del suo comportamento, della sua malafede non è possibile che il Pepe non si accorga; eppure egli concepisce dapprima il fantastico disegno d'imprigionare il Re, l'Imperatore e l'Imperatrice d'Austria, Mettermeli e Nugent in Avellino, in una rassegna, stabilita e non avvenuta, delle milizie borboniche; e quando la Carboneria, nel 1820, inizia il moto insurrezionale, si mette a capo della nuova gesta, con l'assurdo proposito di conciliarla con la monarchia borbonica costituzionalmente rinnovata, pur avendo coscienza dei dubbi, degli astii, delle animosità, delle mire ambiziose degli nomini che si aggruppano attorno a lui e alla sua bandiera netta luce dell'entusiasmo vittorioso. Siamo d'accordo con lo Zitarosa che la Costituzione napoletana, anche se di breve durata, non fu inutile al nuovo svolgimento della storia nostra, e non fu per nulla un fiacco tentativo di uomini esaurito o un ultimo pallido bagliore di una età che si spegne; mai destreggiamcnli machiavellici del Pepe rimangono sempre per noi alquanto misteriosi ad onta dell'appassionata difesa dell'A., e non bastano a spiegarceli né l'inganno del Re, esagerato dal Pepe stesso con eccessiva acrimonia, né l'impossibilità di adottare un diverso sistema, né tanto meno (il Pepe aveva allora ben 34 anni!) le intemperanze della sua giovinezza impetuosa.
A distogliere il Pepe dalle inconcepibili illusioni viene la triste disfatta delle forze rivoluzionarie: dinanzi alla dura realtà, rivelatosi ormai vano ogni suo sforzo presso il Borbone, egli s'imbarca per la Spagna, portando con sé, ultimo dono del fratello carissimo, il consiglio di tener pronte due pistole per rifugiarsi nella morte, prima di cadere nelle mani dei nemici. Ma Guglielmo Pepe invece che alla morte va incontro alla vita, per rivendicare il proprio onore e l'onore del suo paese depresso a Rieti e ad Antrodoco. E diventa un esule sènza pace e senza riposo nel cercare in tutta l'Europa simpatie e aiuti all'Italia, sopportando con rassegnazione umiliazioni e ripulse; il suo nome si lega a tmelli del Foscolo, del Santarosa, del La Fayette, del Lamarque, del Haxo, del Laffitte, del Hume, e l'opera sua diviene veramente, come ben dice lo Zitarosa, un aureo anello che stringe l'Italia all'Inghilterra alla Spagna alla Francia, e una preparazione efficace a quella collaborazione europea che ancor oggi costituisce uno dei più promettenti ideali di civile progresso.
L'amnistia borbonica del 1848 dà occasione al Pepe di tornare in patria; ed eccolo di nuovo alle prese con le ipocrisie e i tranelli del Re, che egli ancora s'illude di poter domare con il suo acume, con la sua rinnovata energia, con la forza dell'idea italiana che si va di giorno in giorno affermando.
H Re, per velare le sue mire segrete e guadagnare il favore popolare che gli sfugge, mette in atto le sue subdole arti: nomina il vecchio liberale, smanioso di far qualcosa per l'Italia, a capo della spedizione napoletana destinata a passare il Po; così lo terrà nelle sue mani, gli farà recitare la parte voluta e al momento opportuno lo fermerà e si sbarazzerà di lui. H Pepe accetta con entusiasmo, ma mentre la spedizione sta per essere approntata, il Re (nel cui animo già s'annida il tradimento) tentenna, s'attacca ad ogni pretesto per diminuire le milizie, per lasciarle impreparate e manchevoli del necessario, e ottiene, come desidera, che ri prolunghi la partenza fissata. Si susseguono gli ostacoli: gli ufficiali superiori, che dovrebbero far parte della spedizione, si accordano segretamente con il Bovrano e rifiutano di partire, allegando salute cattiva o età avanzata. E il Pepe parte con soli 16.000 uomini (il corpo d'armata doveva essere di 40.000); altri 24.000 dovrebbero seguire in breve; ma sul momento stesso della partenza riceve l'ordine perentorio di fermarsi sulla riva destra del Po e di attendere ordini H Pepe finalmente comprende come il sovrano intenda di simulare un aiuto alla causa d'Italia, non di darlo; perseverare ancora nelle morte speranze sarebbe ormai colpa imperdonabile. E quando il Borbone, approfittando dei moti del 15 marzo, che devono essere come una