Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <779>
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Libri e periodici 779
Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, nd XXV anniversario della morte. Miscellanea di studi commemorativi (Monografie di storia bresciano, X Carteggi bresciani dell'Ottocento, voi. I), Editrice Ancora, Milano, 1939, pp. 282. L. 30.
Si potrebbe credere a primo aspetto che il presente volume abbia un interesse molto limitato e che il suo valore non superi quello assai ristretto della celebratone di una gloria locale. Invece mentre per qualche articolo il pericolo non e scongiurato, si deve riconoscere che altri riescono a portare contributi di notevole importanza e toc­cano argomenti riguardanti la storia generale. Ecco i titoli dei sei studi che compongono il volume: G. Varischi, Mons. Bonomelli nella sua piccola patria (pp. 1-64); G. Astori, Mons. Bonomelli, Mons. Scalabrini e D. Davide AIbcrtario (pp. 65-149); P. Guerrini, G. Bonomelli e il conte. Lana di Borgonato in un carteggio inedito (1869888) (pp. 151210); C. Fossati. Un amico di Mons. Bonomelli. Il conte Ignazio Lana di Borgonato (1815-893) (pp. 211-42): P. Guerrini, Saggio di nona bio-bibliografia bonoméUiana (pp. 243-70); P. Guerrim, 1 corrispondenti bresciani nel carteggio bonomelliano (pp. 271-76).
Tralasciando il 3 e E 4 articolo che pure offrirebbero materia per qualche buona osservazione, desidero fermarmi sul 2, che costituisce un'interessantissima pagina rivelatrice di quel complicato intreccio di passioni e di ideologie sviluppatosi nell'am­biente clericale della fine Ottocento. La cosa non riguarda solo i cattolici, né solo la storia religiosa; poiché alla base vi era un dissidio nei riguardi dell'atteggiamento da tenere verso lo stato italiano, si comprende come la vicenda meriti, di esser seguita attentamente.
D. Davide AIbcrtario dalle colonne del suo giornale L'Osservatore Cattolico sferrava continui attacchi in difesa dì una posizione di intransigenza e, passando dal campo delle idee a quello della polemica personale, non risparmiava insulti e campagne di denigrazione contro i seguaci del conciliatorismo; tra questi, in primissima linea, Mons, Scalabrini e Mons. Bonomelli. A dire il vero, l'Albertario era tutt'altro che immune da colpa e quindi avrebbe fatto molto meglio a tacere, ma, incorreggibile, egli continuava, benché avesse già ricevuto vari richiami dall'autorità supcriorei;Tuttavia la condotta della S. Sede fu poco chiara: Un giudizio completo e severo su la politica talvolta sconcertante di Leone XIII non é facile pronunziarlo (p. 75). Posta tra il dovere di difendere l'onore di un vescovo e il vantaggio derivante dalla propaganda fatta dal giornale di D. Albertario, Roma non seppe mai che cosa scegliere e fin) di scontentare tutti. Il 1883 fu l'anno cruciale perchè è l'anno in cui forse Mons. Bono­melli ebbe a soffrire di più, ma anche l'anno che portò alla pubblica ritrattazione di D. Albertario (p. 113). Negli anni seguenti le posizioni mutarono: l'Albertario fu'pro­cessato e condannato e il Bonomelli lo assistette amorevolmente mentre era in carcere.
Attorno ai protagonisti ed al nucleo del contrasto si muoveva un buon numero di altri personaggi e si dibattevano altre vertenze: ad cs., il Fogazzaro, lo Stoppani, il Jacobini, l'Agliardi, la questione rosminiana, ecc.
Riscorrendo oggi queste polemiche, esse suscitano in noi un'impressione curiosa e ci appaiono cose lontane, invecchiate, e diciamo pure esagerate; ma al di sopra di esse si erge hi figura del Bonomelli, antesignano della conciliazione tra Chiesa e Stato in Italia. Egli aveva compresa la necessità dell'accordo per il comune interesse* ed aveva pure suggerito le nuove vie che dovevano essere tenute dall'una e dall'altra parte per superare i punti morti ai quali si era giunti, salvando l'onore, compensando le perdite e vincendo i meschini orgogli di partito. A tale scopo svolse un'intensa attività, scri­vendo molti libri e rispondendo a voce o per lettera ai personaggi più rappresentativi del mondo politico italiano; né la sua opera andò perduta. Il buon seme, cresciuto tra le tempeste, portò buoni fruiti; ma sin d'alloro vi era chi si rendeva conto dell'impor­tanza e del significato del lavoro del Bonomelli. Il Soderini gli scriveva nel 1886; ce io darei fin d*ora la mia testa ehe sono le nostre idee ohe vinceranno... Si ha un bel