Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
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1940
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pagina
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781
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Libri e periodici
reso e può rendere. A questo proposito 1*À. ci dà notizia Bulla disparita di pareri che lurono espressi durante la Grande Guerra dai generali, e come in conseguenza di tali pareri non mancassero tentativi di far ricadere le responsabilità sull'ufficio di informazioni all'indomani di accadimenti militari non favorevoli mentre non di rado ai mantenne il silenzio a proposito di servizi resi dallo stesso ufficio quando gli avvenimenti militari fnrono soddisfacenti.
L'A. espone sempre con molta obiettività, anche quando traspare netta la sua opinione in senso apprezza ti vo; e nell'elencazione di fatti, di circostanze, di elementi vari che hanno, molto spesso, quel carattere frammentario che deriva dalla materia trattata, segue il naturale ordine cronologico.
Pagine particolarmente interessanti anche se conservano il carattere semplice e sobrio della cronaca non mancano. Basta ricordare quelle nelle quali ai intravede il rapporto fra i dati offerti al Comando dal servizio di informazioni e i fatti importanti che succedettero, come Caporetto, la battaglia del Piave e Vittorio Veneto.
Numerose illustrazioni del tempo di guerra adornano il volume.
PIERO ZAMA
MARIO TOSCANO, La Serbia e l'intervento in guerra dell'Italia; Milano, dott. A. Giuflrè, editore, 1939-XVH, in 8 g., pp. 152. L. 18.
Questo accurato e chiaro studio estratto da Studi Economicogiuridici della R. Università di Cagliari, anno 1939XVII, riguarda, come si rileva dal titolo, una serie di spinose questioni che, a proposito di ripartizioni territoriali al di là della sponda adriatica, insorsero allorquando l'Italia ebbe deciso il suo intervento nella guerra mondiale e subito nei primi mesi dell'intervento medesimo.
Tali questioni erano naturalmente derivate dall'atteggiamento della Serbia le cui aspirazioni politicoterritoriali, già manifeste anche prima di Serajevo, avevano finito col precisarsi e svilupparsi dopo che la Serbia stessa si era trovata al fianco di tre grandi potenze, europee contro gli imperi centrali.
Da parte sua l'Italia nel periodo della sua neutralità non aveva mancato di far conoscere, con quella relativa precisazione che allora era possibile, i suoi diritti e le sue legittime aspirazioni, incontrando cosi di fronte la Serbia che avanzava le sue ipoteche sul futuro.
1/ Intesa si trovò pertanto fra le pretese serbe e gli interessi di potenze a cui non poteva a meno di rivolgere in quell'ora difficile le sue premure, quali, in primo luogo 1* Italia, e dopo di essa la Bulgaria, la Romania e la Grecia.
In verità il compito della diplomazia dell'Intesa non era semplice: e l'A. ci fa conoscere molto chiaramente come a renderlo più difficile contribuisse la diplomazia russa la quale, mantenendosi nelle sue funzioni protettrici riguardo alla Serbia, veniva ad incrinare quella concordia nel mezzi e nei fini che avrebbe dovuto essere assoluta nell'Intesa stessa.
In particolare noi vediamo, mediante la citazione di fatti e di documenti, quale fosse Patteggiamento del Governo di Nish nel dicembre del 1914, quali le richieste nostre che condussero poi al Patto di Londra del 26 aprile 1915, quali le buone ripercussioni immediate che se ne ebbero, e come, più tardi, contese aspre si originassero fino al-punto da influire sulla, condotta della guerra da parte del Governo di Nish.
Quest'ultimo, contando sempre sul favore della diplomazia russa, ribadì vieppiù i capisaldi del programma che conduceva alla creazione del regno serbocroatosloveno (jugoslavo), e non mancò- di precisare ancor più chiaramente e fermamente i confini territoriali di quel regno che sarebbe sorto dalle rovine dell'Austria.
Fra gli impegni di Londra, gli atteggiamenti di Nish e i progetti e i tentativi di invogliare la Bulgaria a prendere posizione favorevole, 1* Intesa non trovò né la via giusta* ne la via rapida e risoluta.
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