Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <782>
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Libri e periodici
Un'iniziativa dì Delcasse" più che indicare mia soluzione mette in rilievo i ter-nuui del problema: la successiva proposta di Gray vorrebbe risolvere il problema atesso anche hi rapporto alla Bulgaria. Ed intanto la Serbia si mantiene inattiva, e non mancano voci serbe che denunciano cotale nemico piuttosto che amico il contegno della Francia e dell'Inghilterra.
Veramente interessante è osservare, alla luce di documenti che l'A. ha scelto e riprodotto nelle parti essenziali, come si comportasse il Governo italiano ed il ministro barone Sonnino in quelle diffìcili contingenze, e come affiorasse continuamente anche allora quella, che poi chiameremo con non diverso significato,, ma sotto altra luce, la questione di Fiume e della Dalmazia.
Certamente mancò all'Intesa l'unità e l'energia che m'aratili casi è indispensabile; e quando l'intervento bulgaro a fianco degli imperi centrali eliminò ogni difficoltà sulla eventuale destinazione della Macedonia, l'Intesa commise l'errore di lasciar cadere le questioni riguardanti l'Adriatico, mentre proprio allora si creava la condizione per risolverla con minori difficoltà.
Dal suo ampio e chiaro studio l'A. trae varie considerazioni Bulle quali non si può a meno: ;di convenire sostanzialmente.
Forse vien fatto di osservare anche che non sempre la diplomazia serve per chia­rire situazioni e per agevolare soluzioni. E fors'anche soluzioni estremamente ardue sono quelle che precedono gli avvenimenti i quali recano sempre con sé elementi impre­vedibili, condizioni impensate, e quindi criteri nuovi a proposito di sistemazioni territoriali.
PIERO ZAIA
UFFICIO STORICO DELLA R. MARINA, La Marina italiana nella grande guerra; Firenze, Vallecchi, 1938 voli. Ili e IV, ni 16, pp. 550, 605.
In questi due volumi compilati dall'Ufficio storico sotto la guida dell'ammiraglio Guido Po, la narrazione dell'attività svolta dalla nostra marina da guerra comprende un periodo di poco più di un anno, e cioè dal salvataggio dell'esercito serbo fino alla battaglia del 15 maggio 1915. Il primo di essi tratta delle operazioni in Adriatico dall'aprile al dicembre 1916; il secondo dell'attività in quello stesso settore dal princi­pio del 1917 fino al 15 maggio dello stesso anno e della guerra al traffico marittimo.
A parte la nostra partecipazione alle operazioni nei mari coloniali e nell'Egeo, il teatro principale di guerra per noi è sempre rimasto l'Adriatico, sia perchè qui era con­centrata ed aveva le sue basi la flotta austriaca, sia perchè qui si svolgeva l'attività principale delle nostre forze terrestri. Quindi qui doveva essere concentrata la più intensa sorveglianza contro qualsiasi attacco che venisse dal mare, sia che esso fosse duetto contro il fianco destro del nostro schieramento t errestre, sia che si prefìggesse l'obiettivo di attaccare le nostre forze nel Basso Adriatico.
Come è noto, a differenza di quello che avveniva per terra, la marina doveva svol­gere un compito quanto mai duro, ma quasi anonimo. Qui non vi sono le grandi batta­glie che si impongano all'attenzione e all'ammirazione, ma quasi esclusivamente una sorveglianza continua che deve essere più attenta quanto più l'oscurità favorisce le imprese idett'awersarioj uòmini e navi, e soprattutto quelle di leggero tonnellaggio devono essere; in continua perlustrazione per sorprendere, al primo accenno, ogni mossa offensiva avversaria, per rintuzzarla o pei* segnalarla allo unità maggiori, in caso che sia condotta con forze superiori. E insieme a questo la cooperarione con le forze terrèstri, quando è possibile, qualche incursione nei porti avversari, e poi la scorta dei convogli che attraversano l'Adriatico. Tutto questo porta al risultato che la marina, instancabile, è sempre presente in tutti gli angoli più importanti dell'Adriatico in cerca del nemico, mentre questi rimane nascosto nei porti ben muniti e ne esce soltanto raramente per qualche attacco improvviso e rapido.