Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1917>   pagina <387>
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letta; ma Garibaldi altro non promise che di fermarsi dieci minuti alla stazione. E già egli muove alla volta della Sicilia, che gli ricor­dava le giornate gloriose diCalatafimi, di Palermo e di Milazzo. Muove accompagnato da' superstiti delle patrie battaglie, siccome vien ricor­dato dalle memorie di quo1 giorni, di cui togliamo quella del 24 marzo, estesa da un giornale col titolai;
Garibaldi a Palermo.
Il generale Garibaldi moverà da Napoli per recarsi a Palermo. Dna Commissione di superstiti delle patrie battaglie accompagnerà il Generale fino a Palermo. Giunto, alloggerà nella villa del sindaco, che ha preparati tutti e tre gli appartamenti che compongono una villa fuori città. La Casina è stata bellamente ammobiliata e tappezzata. La posizione topografica è una delle più belle, è situata a circa un chilometro sulla spiaggia orientale di Palermo. L'appartamento desti­nato al Generale è nella parte superiore e si compone di dieci vani, uno del quale immette in un'ampia terrazza dove si gode la più bella vista che possa offrire Palermo. Da questa terrazza si scende in un giardino elegante. Nella villa l'illustre, ospite troverà tutte le como­dità e gli agi della vita, .èssendo: il ;marehess Ugo uno dei più ricchi proprietari di Palermo, ed in questo rincontro non bada a spese, te­nendosi altamente onorato di ospitare nella sua villa il più grande italiano vivente .
n dì 25, alle ore Ì7.40, il Generale lasciava Napoli. Era seguito dalla famiglia, con Menotti, dal dottor Sangiovanni e da Achille Faz-zari, dallo Sgarallino e da una guardia d'onore de' reduci di Napoli. Percorse le vie da Napoli a Reggio in mezzo agli entusiasmi ; e da ogni paesello vegliarono gii abitanti, attendendo il passaggio del Generale. Nell'estrema Calabria, av'egli mancava da venti anni, dall'anno in cui le montagne d'Aspromonte furono bagnate di sangue italiano, frene­ticamente accorseli popolo, accompagnato da bande musicali,che in­neggiavano l'eroe con l'inno delle battaglie. Egli, a stento, po­teva rendere il saluto col fazzoletto: i calabresi, nel vederlo ridotto in sì misero stato, piangevano, erano deliranti per la passione e pel dolore. Alle ore 18,30 dei :2tì sbarcò in Messina, e gli astanti non sanno ben descrivere le grandi accoglienze, che si ritennero nocive per le emozioni alla salute del Generale. L* indomani percorse in car­rozza la città:- e Messina, che lo ricordava si bello ne' giorni che pre­parava-.} lavori di difesa, non venne meno ad entusiasmi frenetici. Ne cessarono da Messina a Catania, ove, anzi che i dieci minuti promessi, dovette fermarsi un'ora e mezzo : il popolo reclamava di festeggiare