Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
anno <1940>   pagina <807>
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Vita dell'Istituto
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indica come quello che segnò la prima e massima linea di separazione tra il passato e i tempi nuovi, in forma cosi spiccata da far credere fosse trascorso un secolo.
Dorante le giornate di Milano, la Mantcgazza improvvisa ambulanze, assistè i feriti, galvanizza i combattenti. Quando gli Austriaci ritornano, delusa e amareggiata ella si ritira nella sua Villa sul Lago Maggiore che trasforma in ospedale per i feriti di Garibaldi che sta battendosi con gli Austriaci tra Varese, Como e Luino.
La Steno si diffonde a narrare episodi di grande valore e di grande coraggio della Mantegazza, improntati tutti al suo ardente amore di patria. La segue poi nel suo ritorno a Milano quando, perduta per il momento l'illusione di poter raggiungere una rapida liberazione. Laura Mantegazza volge la propria generosa attività agli umili fondando successivamente il Ricovero per lattanti; la Scuola per analfabete e la Scuola industriale femminile.
La genesi e lo spirito di queste iniziative sono illustrate dalla conferenziera con grande efficacia per concludere che i due ideali di Patria e di Umanità non furono mai dissociati nella Mantegazza: ella vedeva l'uomo bisognoso di protezione anche nei feriti che raccoglieva sui campi di battaglia e nei disertori che strappava alla fucilazione e lavorava per la Patria, per un' Italia migliore quando fondava i ricoveri per i suoi figli più deboli e lavorava a dare alle donne italiane del popolo la luce dell'intelletto e la capacità di bastare a loro stesse.
Leggendo poi una lettera inviatale da Mazzini, la Steno osserva che lo spirito del Grande Apostolo e quello della Mantegazza erano fatti per intendersi. Nessuno avrebbe potuto apprezzare l'apostolato sociale di questa donna meglio del Grande che ne aveva fatto la base anche della sua azione patriottica.
Applausi ripetuti coronano il dire della Steno che è congratulata da molte personalità presentì.
L'ultima conversazione, affidata a Camilla Bisi. ebbe per argomento Le lettere di Nino Bixio, La Bisi , dice il Lavoro, che sa toccare con mano tanto leggera i sentimenti più delicati, ha tratteggiato con finezza la storia di questo amore così elevato e contrastato in cui Nino Bixio fonde stranamente e commossamente l'amore per la donna e l'alletto materno.
Tanto Bixio è rude, energico, inflessibile con gli uomini, altrettanto è colmo di tenerezza verso la sua Adelaide e verso la piccola Giuseppina, l'adorata primogenita.
Dieci anni d'attesa perii matrimonio. E Nino rievoca nelle lettere appassionatele piccole grandi cose di quell'amore: quel giorno che, all'Acquasola, vedendoselo dinanzi all'improvviso ella aveva pianto; quell'altro quando rimasti soli in casa (non c'era che Adolfo) egli quasi crudele aveva voluto sapere se era vero che lo amava, e sem­pre e ancora piangendo Adelaide aveva risposto di sì; quell'altra volta quando, al ritorno da Ginevra, incontrandola in Via Nuovissima, egli l'aveva salutata col viso di pietra; quell'altra ancora quando, là da San Siro, era stata invece lei fredda e sostenuta per la prima volta.
Nino Bixio! Bicordo quando ferito, e grave dopo alcune ore, il mio labbro non sapeva profferire che il tuo nome....
Nel novembre del 1855 parte per l'Australia al comando del veliero Goffredo Mameli* e le lettere alla sposa - egli ha 34 anni e il viaggio ne dura due sono ancor più appassionate di quelle alla fidanzata.
Dal Capo Verde le scrivo di non immalinconirsi, di uscire di casa e la fede in lei aumenta con l'aumentare della distanza. Trova che la malinconia suggeritagli dallo affetto è un ottimo rimedio contro il proprio temperamento collerico.
Osserva che a chi naviga per quindicimila miglia senza veder terra, un affetto nel cuore diventa cosa sublime.
L'anima nostra e un Santuario per la nostra famiglia.