Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; ANNESSIONI ; AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; ROMAGNA
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1940
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810
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810 Vita d*lVIstituto
preconcetti, dinanzi ai falli obiettivamente accertali: esaminando, cioè, come il Cavour, capo responsabile di un governo costituito e pilota del movimento nazionale, con doveri e vincoli cui non poteva né doveva sottrarsi, agì in tutto il periodo nel quale è compresa la Spedizione, per vedere se la sua azione politica complessiva, compresa quella svolta per valersi della Spedizione agli scopi della politica nazionale, fu aderente alle finalità che egli si era proposte dal Congresso di Parigi in poi. Il Bandini ha poi enunciato alcune premesse alla trattazione del tema sotto questo punto di vista, e cioè: che la Spedizione non può essere considerata, come troppo spesso si lece, quale un fatto a se stante, quasi avulso dalla complessa situazione politica internazionale nella quale si svolse e quale un evento e miracoloso pressoché esorbitante dalle leggi dei fatti umani; che non si può pretendere di giudicare certi atteggiamenti dei momenti di rischio e di difficoltà come se già in quei momenti si fosse avuta la certezza del glorioso e fortunato resultato raggiunto; che è fallaceli metodo di staccare singole frasi dal carteggio cavouriano per dichiararle prova irrefragabile del pensiero e degli intendimenti di lui senza tener conto che quelle lettere dalle quali le frasi sono tratte erano mezzo di azione per fronteggiare e determinare una situazione o per raggiungere uno scopo.
Il Bandini ha poi delineato la situazione politica internazionale dell'aprilemaggio 1860 dopo il Trattato di Torino del 24 marzo e dopo i preliminari di pace fra Spagna e Marocco del 25 marzo, ambedue gravi scacchi diplomatici dell'Inghilterra che provocarono l'attività delle Cancellerie per la convocazione di una Conferenza internazionale dalla quale 1*11alia, all'indomani delle annessioni, molto aveva da temere; ha esaminato -i rapporti del giovane Stato, non ancora consolidato né riconosciuto, con Francia, Inghilterra, Austria, Russia e Prussia, soffermandosi specialmente a dimostrare come la Spedizione dei Mille si innesti nella lotta accanita fra le due grandi Potenze occidentali per la preponderanza del Mediterraneo. Le mire inglesi sulla Sicilia e quelle francesi sulla parte continentale del Regno di Napoli furono sempre, fin dai primi di aprile, presenti alla mente del Cavour e costituirono uno dei capisaldi della sua azione diplomatica per contrapporre e neutralizzare le aspirazioni delle due Potenze e ottenere che, nell'antitesi, esse servissero ambedue al suo scopo. Il quale fu sempre quello di essere di aiuto all'impresa garibaldina e di consentirle di conseguire, senza mettere a repentaglio le sorti d'Italia, quella liberazione del Mezzogiorno per la quale i Mille erano mossi da Quarto. L'oratore ha quindi dimostrato che documenti inoppugnabili consentono di affermare che Cavour fu decisamente e fattivamente di aiuto alla Spedizione ancor prima di Calatafimi e continuò a fornirle i mezzi pei quali potè, dopo la entrata in Palermo, proseguire verso la mèta. E continuò ad aiutarla anche quando fu pienamente consapevole di quale fosse l'azione che il Bertani, e il Mazzini che era al suo fianco a Genova, svolgevano per ottenere che l'impresa garibaldina servisse a fini di parte, e per contrastare quella annessione che al Cavour occorreva per mettere l'Europa dinanzi al fatto compiuto e per esser certo della solidarietà inglese contro le velleità francesi a Napoli.
Il Bandini ha proseguito dimostrando che tutta l'attività diplomatica di Cavour fu sempre di aiuto alla Spedizione quando o si oppose al temuto intervento austriaco, o contrastò le proposte di mediazione delle Potenze, o fece naufragare l'alleanza piemontese col Borbone propugnata dalla Francia, o si adoperò a rendere possibile a Garibaldi il passaggio dello Stretto valendosi con fine accorgimento anche della nuova situazione provocata dagli affari di Siria, i quali pur ebbero per effetto il deprecato ravvicinamento tra Austria e Russia. Esaminando poi i cosale iti maneggi cavouriani nel Regno di Napoli per suscitare un moto prima ancora dell'arrivo di Garibaldi a Napoli ha asserito come anche quella azione non fosse ispirata a gelosia o dispetto verso Garibaldi ma gli fosse di effettivo, se pur non desiderato, aiuto mentre al tempo stesso giustificava e moralizzava l'atteggiamento del Piemonte rendendolo coerente a quello da esso avuto nelle altre parti d'Italia. La tenace e decisa opposizione del Cavour fu soltanto contro il proposito di estendere intempestivamente l'impresa contro Roma