Rassegna storica del Risorgimento
BERTUCCI GIUSEPPE ; VAL DI CENO ; CARBONERIA ; GROSSARDI GIOVAN
anno
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1940
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821
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Cospiratori e carbonari in Val di Ceno 821
Quanto al Sig. Bertucci non capitò che al dopo pranzo; credevo che intavolassero il discorso del credito, ma si fecero a dirmi invece che avrebbero voluto rimanere da soli a soli, ond' io condottili in una camera ve li lasciai.
Essi si rinchiusero e vi stettero circa tre quarti d'ora e poscia ne sortirono e si fecero sentire da me a borbottare fra i denti di cambiali.
Passati sette od otto giorni, premendomi del suddetto Conte Malaguzzi, mandai
a chiedere conto al Bertucci, il quale mi fece rispondere da mio fratello che il Conte
Malaguzzi aveva già un'amica in Reggio per gelosia di un prete aveva bastonato questo
ultimo cosi acremente che vi era timore della di lui vita, onde per ischivare d'essere
arrestato il Malaguzzi s'era dato alla fuga; la quale cosa io credetti per il momento.
Seppi poscia sia a Parma, come a Reggio dallo stesso Conte Malaguzzi padre che sia l'affare del credito, come l'incontro del prete erano tutte baie e che il di lui viaggio aveva realmente tutt'altro scopo e da voei vaghe ho poi sentito dire che avesse per oggetto affari relativi a Società Segrete, il che mi addolorò non poco, perchè io l'avevo allevato con tutt1 oltre massime.
Aggiunge don Labadini che s'era dimenticato di dire che il sig. conte Francesco Malaguzzi, lungo la strada per Varsi, si era abboccato col sig. Giovanni Grossardi, esattore di Varano Melegari, del quale aveva sentito che nel tempo in cui ardevano i torbidi del Piemonte unisse gente e seducesse particolarmente della gioventù, per fare parte di quelle conventicole.
Da un collega poi del Bertucci, il notaio Giovanni Battista Rossi, proprietario anche, di Bardi, veniamo a sapere più precisi particolari:
Un giorno in quei tempi in cui accadde l'effimera Rivoluzione del Piemonte, essendo io passato dinanzi la casa del Sig. notaro Giuseppe Bertucci lo trovai sulla porta ed avendogli domandato cosa ci fosse di nuovo, mi fece entrare nel di lui studio e poscia trattasi di tasca una lunga lettera se la mise a leggere... Essa conteneva dei dettagli di supposte vittorie dei Napoletani, i quali, dicevasi in essa lettera, avere, respinti e disfatti gli Austriaci.
Aggiunse poscia che tutto era finito per gli Austriaci, che quindi dovevamo pure noi pensare a noi stessi, che a Bardi v'era già un'unione di persone a quest'effetto e che perciò dovevo anch'io entrare nel numero di queste.
lo gli domandai quali mezzi e quali relazioni avessero ed Egli mi rispose che erano in relazione con tutti i paesi circonvicini, che in Valdìnure aveva per esempio il Sig. Doti. Menai della Bettola, a Compiano il Sig. Giovanni Alpi ed il Sig. Tenente Cassio, a Borgataro Bucce!la, a Varano il Sig. Giovanni Grossardi, a Credarola il Sig. Bartolomeo Rossi, a Cereseto il fratello di esso Rossi, l'arciprete del paese, dal quale anzi aveva avuto un esemplare della Costituzione di Spagna ecc.; che infine tutto il mondo era pronto per fare uno scoppio e che nell'istcssa città di Milano vi era un partito grossissimo che stava per manifestarsi; che avevano poi prevenuto tutti i paesani di que' contorni, i quali ad un colpo dì cannone sarebbero entrati nel paese di Bardi ed ivi si avrebbe proclamata la Costituzione, che il Governo se lo avrebbero fatto loro; ch'io non avevo alcuna idea del Governo Costituzionale, ma che quando l'avessi provato, avrei visto che vantaggi recava alle popolazioni ed ai paesi; che per impossessarsi poi del Forte avevano già date le disposizioni acciochè venisse loro consegnato.
l) Arch. Stato Parma, cart. 29, voi HI, p. 139 e scg.