Rassegna storica del Risorgimento
BERTUCCI GIUSEPPE ; VAL DI CENO ; CARBONERIA ; GROSSARDI GIOVAN
anno
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1940
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pagina
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823
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Cospiratori e carbonari in Val di Ceno 823
Io gli dissi che avrei veduto d'ottenere il permesso e cosi ci lasciammo.
Ne parlai infatti al Sig. Comandante, il quale né mi negò, né m'accordò di montare in tale giorno la Guardia, del che andai a rendere conto al suddetto Sig. Bertucci e in allora quest'ultimo si fece a dirmi che essendo io di guardia, gli avrei consegnato il Forte nelle mani, che non sarei stato più povero, ch'egli aveva un grosso partito e che con questo voleva rendersi padrone di quella fortezza ed avrebbe saputo mantenervisi.
Io restai sorpreso ad una tale proposizione e gli risposi che ne avremmo in seguito parlato, ma resi immediatamente conto dell'avvenuto al custode del Forte, pregandolo di informarne il Sig. Comandante ed io non mi lasciai più vedere dal Bertucci. *)
Disponevano inoltre i congiurati di un pieveloce messaggero, certo Luigi Reboli di Bardi, detto appunto per la sua sveltezza nello scavalcare montagne il Figlio del Vento .
Nella primavera del 1821 il Reboli viene chiamato dal Maggiore Leonardi, in presenza del Bertucci e di Gian Antonio Bazzini e pregato di recarsi a Sestri Levante, con l'incarico apparente di comperare del pesce, in effetto per osservare che forza ci fosse nel Genovesato e portare i proclami e le gazzette che potesse rinvenire in quei paesi.
Il Reboli si recò infatti più volte a Varese, poi a Sestri, indi sino a Chiavari, di dove porta ai cospiratori notizie di carattere militare, proclami e gazzette. 2)
Contro Giovanni Grossardi si schierarono altre testimonianze, tra cui trascelgo, come più importanti, quelle di: Pietro Corsini, Sindaco di Corni gli o di Specchio; Giovanni Busi, proprietario di Pessola di Varsi; Andrea Scaffardi, cursore di Viazzano.
Il Corsini riferisce di essersi trovato, ai tempi della Rivoluzione di Napoli e del Piemonte, a Vianino col Grossardi, che dopo avergli chiesto se avesse alcuna nuova intorno agli affari politici del giorno, prese a parlargli della Rivoluzione che. da Napoli prendeva piega e che voleva estendersi in Italia, che anche il Piemonte si era mosso, che in sostanza F Italia tutta stava per insorgere.
Il Grossardi gli domandò come in sostanza l'avrebbe pensata per il bene pubblico nel caso che avvenisse ciò ch'egli presagiva, ma egli rispose che non voleva entrarvi né in attivo, né in passivo e che non Io stesse a cercare per questo.
E allora il Grossardi Io lasciò, dicendogli: parleremo altre volte.3)
Busi Giovanni., espone di avere nel giorno della festa di San Giuseppe dell'anno 1821 ricevuto un biglietto da parte del Grossardi di Varano che lo pregava di portarsi da lui per un affare ohe lo poteva interessare.
J) Areh. Stato Parma, cari. 29, voi. IH, pp. 180-181.
2) Areh Slato Parma, cart. 29, voi. Ili, p, 313.
3) Areh. Stato Parma, cart. 29, voi. Ili, p. 220.