Rassegna storica del Risorgimento

BERTUCCI GIUSEPPE ; VAL DI CENO ; CARBONERIA ; GROSSARDI GIOVAN
anno <1940>   pagina <825>
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Cospiratori e carbonari in Val dì Ceno 825
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Dalle accuse sorte da queste varie testimonianze, di fronte all'au­torità investigatrice, tanto il Bertucci che il Grossardi si schermirono con notevole disinvoltura, senza riuscire per altro a persuaderla dell'in­nocenza del loro atteggiamento che in definitiva fu un tentativo di organizzazione più che un'organizzazione in atto.
Allorché il Giudice processante contesta al Bertucci se abbia sentito dire che in qualche luogo di questi stati ed in ispecie a Bardi si fosse da qualche persona formato il progetto di domandare una costituzione, risponde con grande franchezza: Non ne ho mai sentito parlare! .
Ammonito il Grossardi a volere dire il motivo vero del suo viaggio in Corsica, egli giustifica di essersi deliberato di trasferirsi in queir isola per assumere l'impegno del taglio d'alberi da costruzione, nella quale impresa già altre persone avevano guadagnato non poco. Invitato poi, a spiegare come avesse incitato Antonio Mazzini, fornaciaio di Varano apparentemente pel viaggio in Corsica, ma poi gli facesse capire ch'era sua intenzione di formare una insurrezione fra quei paesi, il Grossardi risponde tagliente: Dovevo io fare una rivoluzione tra i boschi! Questo è fuori del senso comune /. 2)
Invitato a dare spiegazioni sulla lettera scritta da Livorno, sulla facciata esteriore della quale è scritto e agli amatissimi figli Cele" stina, Merope, Bruto e Cassio Grossardi ed internamente comincia colle parole Livorno 24 settembre 1821 e sul seguente passo di essa lettera:
Tu devi dire la determinazione di mio padre era necessaria, perchè la stia lon­tananza di pochi mesi può giovare infinitamente a me ed ai miei fratelli, onde renderci veri italiani, liberi, coraggiosi, sensibili, virtuosi, sublimi. 3)
Il Grossardi risponde di avere inteso dire che sperava di mettersi in urtato di fare loro dare una educazione tale che potessero distin­guersi fra le persone dotte dell' Italia, rendersi liberi da ogni affezione di cuore che possa avvilire l'uomo, che li rendesse coraggiosi in ogni critica circostanza.
0 V. Areh. Stato Parma, cari. 29 (dei processi contro i Carbonari parmigiani), voL IT, n. 111-112.
Ì Arch. Stato Parma* cart. 29, voL II, n. 123 e seg. a) Arch. Stato Parma, cart. 29, oh II, p. 208 e seg.