Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO PONTIFICIO ; STATO PONTIFICIO
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1941
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Materiali per una storia dell'esercito pontificio 91
LIV. ZAMBONI CONTE OTTAVIANO, nacque in Roma nel 1773. Giovanetto, prese servizio nell'esercito austriaco e sì acquistò vari gradi sui campi di battaglia di quell'epoca. Nel 1831 Gregorio XVI lo chiamò a servire la S. Sede, e fu ammesso nell'Esercito pontificio, corpo di Stato Maggiore Generale, col grado di Colonnello. Nel gennaio 1832, il Zamboni, aveva un comando superiore in Ferrara, allorché gli austriaci sgombrarono le Legazioni. H ritiro degli imperiali fu seguito da sporadici moti rivoluzionari.
U Colonnèllo Zamboni, allora, formata una colonna di truppe di circa mille uomini, marciò contro i novatori e li disperse con gravi perdite fra morti, feriti e presi, ristabilendo "ordine fino a Ravenna. Le bene eseguite operazioni del Zamboni, furon giovevolissime alla marcia su Bologna del corpo del T. Colonnello Barbieri.
Organizzatore esperto ed avveduto, diede vita sulla fine del 1831 ad alcuni nuovi e orpi, non ultimo fra i quali, quello dei Cacciatori a cavallo, su due squadroni; tale corpo, dopo la campagna del 1848, con altre reclute, andò a formare il 2 Reggimento Dragoni. Nel 1837 fu nominato Castellano del Forte S. Angelo in Roma, ufficio che poi lasciò per assumere il comando della 1 Divisione territoriale (Roma), venendo quindi promosso a Generale di Brigata. Il 16 novembre 1848 prcparavasi egli a sostenere il Governo del Pontefice olla testa delle sue truppe, ma lo ostacolarono ordini contradit-tori, emanati da chi rappresentava il Ministro delle Armi, momentaneamente assente. In seguito a tali fatti, come è noto, Pio LX lasciò Roma e si rifugiò a Gaeta nel limitrofo Regno di Napoli. I rivoluzionari proclamarono nella capitale un Governo provvisorio, il quale poi emanò un decreto di convocazione dell'Assemblea Costituente. La guarnigione di Roma era tuttavia animata da spirito di disciplina e di devozione al sovrano, per cui il Generale Zamboni si decise a trasferire il comando della propria Divisione in Terracina, città prossima a Gaeta. E questo anche per non aderire alla Costituente, ed in ossequio all'Ordine del giorno inviatogli dal Generale Zucchi, Ministro delle Armi, da Gaeta in data 7 gennaio 1849, diretto a tutti i Generali capi di corpo, col quale li si esortava a fare il loro dovere. Infatti lo Zamboni, con Ordine del giorno del 16 dello stesso Gennaio, partecipava il suo divisamento ai soldati, ufficiali e capi di corpo, ingiungendo loro di seguirlo e di non obbedire che a lui. La notte dal 16 al 17 gennaio, dunque, parti da Roma occultamente in vettura con alcuni ufficiali ed usci da porta S. Giovanni diretto a Terracina. Ma poco lungi fu scoperto, preso, tradotto a Castel S. Angelo e sottoposto a consiglio di guerra, che lo condannava al carcere duro come reo di alto tradimento. L'ingresso dei francesi in città lo rese libero. Messo a riposo, cessò di vivere improvvisamente in Roma il 26 gennaio 1853. Era insignito della Commenda di S. Gregorio Magno e di altri ordini equestri. Aveva diretto le operazioni militari nel 1832.
LV. ZUCCHI BABONE CABLO, nacque a Reggio Emilia nel 1776. Soldato nell'esercito napoleonico del Regno d'Italia, vi percorse brillantemente tutta la carriera fino al grado di generale, che gli fu conferito dal grande Napoleone sul campo di battaglia. Nel 1814 caduto l'Impero e Regno Napoleonico, il Zucchi fu ammesso nell'esercito austriaco col proprio grado. Nel 1820, per i moti politici di quell'anno, venne in sospetto al governo imperiale e fu messo in disponibilità. Coinvolto nel 1831 nella rivoluzione, fu arrestato, e poi giudicato disertore venne condannato a morte dal Governo austriaco, ma per i valevoli uffici della regina dei francesi gli fu commutata la pena in 20 anni di carcere in una fortezza. Nel 1848 scoppiò la rivolta nel LombardoVeneto ed il Zucchi, che era rinchiuso nella fortezza di Palmanova, fu nuovamente libero, e ebbe dal Governo provvisorio la nomina a governatore e comandante della piazza e fortezza di Palmanova. Piazza e fortezza furono da lui strenuamente difese contro gli