Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; MANCINI PASQUALE STANISLAO ; MUSEI
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1941
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101
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I fondi archivistici del Museo Centrale del Risorgimento 101
Il trionfo della reazione costringe anche il Mancini a lasciare Napoli; Torino lo accoglie e nella città sabauda, ancora prima di ottenere la cittadinanza sarda (1851), egli ha mudo di esplicare la sua attività sia come avvocato, sia come giurista. Con una lettera personale del marzo 1850, il Solerò della Margherita gli comunica la nomina a membro della commissione per la revisione dei codici, il 17 dicembre 1850 "Vittorio Emanuele IT erea per lui la cattedra di diritto internazionale. Le occupazioni politiche non distrassero mai il Mancini dai suoi doveri di professore. Ricca è la corrispondenza accademica specialmente tra il 1852 e il 1859* innumerevoli le commissioni di concorso alle quali prese parte fino al 1878, anno in coi fu messo a riposo dopo il trasferimento, nel 1871, dall'Università di Torino a quella di Roma.
Fra il 1850 e il 1851, il Mancini si occupò degli esuli napoletani e della loro sistemazione in Piemonte; gli scrivono F. A. Mazzetti, R. Bonghi, G. Pastor, G. Madia; restano fra le sue carte una domanda di Raffaele Conforti per esercitare l'avvocatura criminale e una di Pasquale Suora per entrare nella magistratura sarda. Negli stessi anni lavora per la legge sul matrimonio. Nel 1852 è in corrispondenza con A. PineflL, G. Plezza, Roberto d'Azeglio, G. di Moncalvo per la costituzione di un Museo meccanicoindustriale a Torino e col Marni ani per il consiglio di direzione della Libreria metodica. Intanto continua ad esercitare la sua professione di avvocato.
Le qualità di giurista del Mancini furono ben presto conosciute ed apprezzate dal conte di Cavour, il quale gli volle affidato l'incarico di preparare l'assimilazione legislativa dell'Emilia e della Toscana al Piemonte. Abbiamo le minute delle relazioni presentate e la sua corrispondenza col Cassinis a Torino, con Regnoli, Poggi, Ricasoli, Minghetti, Chiaves, e poi, come sempre, documenti vari e stampati.
Nel marzo 1860 troviamo Pasquale Stanislao Mancini in Sardegna incaricato da Terenzio Mamiani di una ispezione alle università di Cagliari e di Sassari. Molte sono le lettere, i progetti, i reclami che gli inviano i professori, grandi le accoglienze degli studenti. Insieme1 egli considerò anche il problema della conservazione della Corte di Appello a Sassari. Questa città lo elesse deputato nella VII Legislatura.
L'unione del Napoletano al Regno Sardo diede modo al Mancini di ritornare finalmente alla sua Napoli: ecco una lettera che gli scrisse in questa occasione il Cavour e che chiarisce lo scopo della sua missione:
27 ottobre 1860, Preg. Sig. Cav.
Le sono tenutissimo per le due lettere molto interessanti che ella mi ha scritte dopo il suo arrivo in Napoli. I suoi sfarà per influire sui suoi concittadini sortirono ottimo effetto, poiché il risultato del voto fu splendidissimo.
Ho lamentato più duella non può credere la necessità che costrinse Farini e Fanti ad accompagnare il Re. La loro presenza al campo era nonché utile indispensabile.
Vuoimi che Garibaldi se rabbia avuto a male; giacché desidero di cuore che non si venga ad una rottura con lui. Esso fu meco ingiusto, potrei dire ingrato; rispose alle mie premure per fare cessare il dissidio con atti che non si usano fra persone educate, ciò nullameno quello che ho detto al parlamento lo ripeto ora, avrei vivo desiderio di stringergli la mano e stendere un velo sul passato.
Spero che il He entrerà presto in Napoli e che l'annessione sarà così un fatto compiuto.
Mi creda Suo dèv.
< Cavour.