Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <108>
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Alberto M. Ghisalbcrti
Bara neppur essa ima storia.compiata. Vogliamo davvero tornare a credere che, dove cessa la pura filologia, cessa la scienza e rinunciare a quello che si è conquistato in mezzo secolo di discussioni e di studi? La questione non è di quantità documentaria, ma, se mai di qualità, o, meglio ancora, di capacità interpretativa (e questo senza por riporsi il problema se sia possibile una storia... senza problemi), come ba rettamente affermato il più recente storico del Risorgimento, quando si è dimostrato persuaso che la necessaria 'revisione della storia d'Italia dell'Ottocento quale fo scatta fino a qualche anno fa debba essere fatta con estrema cautela, giacché, se è vero che i documenti d'archivio che oggi siamo in grado di conoscere, e che, invece, ancora in un recente passato, era impossibile compulsare, possono recare, e quasi sempre recano nuovo luce sulle vicende della rinascita nazionale, è pur d'uopo ricor­dare che non in ogni caso i documenti officiali scritti sanno dir tatto e che la tradizione, almeno fino a quando non sia recisamente smentita da una testimo­nianza inoppugnabile, ha anch'essa un suo valore probatorio che non deve essere trascurato. l)
E non parliamo delle sorprese che certi documenti, accettati con cieca fede appunto perchè documenti, possono procurare. Questi benedetti strumenti di lavoro vanno adoperati, come tutti gli strumenti, da chi sa servirsene. Dal Constitutum Constantini e dai bollettini di Napoleone fino ai falsi di Vrain Lucas e a qualche messaggio lincolniono quanti non ce ne sono venati per le mani tutt'altro che genuini, suggeriti, imposti, creati per determinate necessità contingenti, nazionali, dinastiche, politiche, militari, religiose? Gli studiosi del Medio Evo romano cono­scono quali prodigi falsificatorii abbia saputo compiere il famoso medico di Bevagna, Ceccarelli; gli storici della Rivoluzione francese sanno bene qual valore assegnare ai Mémoires di M.lle Bertin, ex modista di Moria -Antonietta, a quelli del problema­tico prete Monnel, raffazzonati da A. Martin, a quelli del Levasseur, opera di Achille Roche, senza parlare dei più famosi di Robespierre, superbo compilazione di Charles Reyboud, e, per non andar tanto in là con le citazioni, dei notissimi del generale Marbot. 2) E, se il falso non è integrale, quante volte il documento, epistolare o autobiografico, è stato abbellito, rinfrescato, aggiornato, quanti testimoni oculari hanno, invece, appreso gli avvenimenti per fama come uom s'innamora! La ten­tazione di rinverdire il proprio <e albero genealogico patriottico, di presentarsi sotto miglior lace al postero incredulo, di assicurarsi una buona posizione nell'austero regno di Clio è sempre forte nell'/iomo sapiens, e questo ci spiega il perchè di tonto letteratura autobiografica, memorialistica, documentaria.
Vedi noi? Mo noi starno a fa' baldoria: Nun ce se pensa e starno all'osteria; Ma invece storno tutti uè lo storia.
E il giudizio di eroe della Sesta giornata non colpisce già chi non ha fatto nulla nelle Cinque famose, ma appunto chi ha preteso di aver fatto qualche cosa.
1) C. SPEIAAWZON, Storia del Risorgimento e delV Unità d'Italia, Milano, 1934-XII, 2 voi., p. Ili; OMODEO, La leggenda, ecc. cit., p. 54.
2) Ved. a questo proposito, L. VIIAÀT, La Revolution et l'Empire (1789-1815), Parigi, 1936, voi. I, p. XIII; L. HAX.PHEN, Uhistoire en Francadepuia cent ama, Parigi. 1914, pp. 165166, e sulla questione della falsità di alcune fonti CROCE, op. cit., II, p. 140.