Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <109>
immagine non disponibile

Introduzione (alla buona) al Risorgimento 109
A parte questo, e' è il caso abbastanza innocente e abbastanza frequente di ehi, ormai innanzi con gli anni, unisce col credere sul serio pur avendo compiuto belle e oneste imprese di aver fatto più di quanto ha realmente al suo attivo. La tendenza al c'ero anco*io al e mi ricordo che quella volta e simili si fa forte in noi col tempo, come già nei superstiti delle cospirazioni e delle guerre del Risorgi­mento. Io rammento sempre la descrizione drammatica della battaglia di Mentana fatta dal vecchio portinaio di casa a me fanciullo. Alla mia curiosità bambina pareva che il povero sor Luigi, il cui capo si ornava di una bella cicatrice lasciatogli in memoriam da una sciabolata zuava, lo scontro di Mentana non fosse stato che un solo, gigantesco duello tra lui e i papalini... E chi sa che anche a qualcuno di noi reduci dalla prima guerra mondiale non capiti, un giorno o l'altro, di raccontare in piena buona fede, se non ai figliuoletti intenti - che hon l'aria di venir su scanzo-natissimi ai nipotini ingenui: Mi ricordo che, quand'ero sulla Bainsizza, il Generale mi gridò: Tenente, col suo plotone mi attacchi quel corpo d'armata!.... E magari saremo meno falsi di tanti resoconti ufficiali del tempo!
Non basta trovare uno o più documenti inediti per essere autorizzati a man­dare in malora quanto indagini e pensamenti altrui hanno ormai assodato. Un rap­porto di polizia, perchè inedito, non è sufficiente a contraddire le asserzioni di un patriota galantuomo; *) l'autodifesa inedita non sconvolge da sola le attestazioni di altre fonti: non è detto che il nuovo sia sempre migliore dell'antico e, in ogni caso, nessuno dei molti riabilitatori di Lucrezia Borgia si è mai spinto fino a scrivere che avrebbe voluto averla per moglie. Come anche non pare che Nerone sia desiderato quale patrono dai Vigili del fuoco. E allora? E allora trattiamo l'inedito come l'edito, con gli stessi occhiali, con le stesse avvedutezze, con le stesse precauzioni. Scetti­cismo? No: cautela. Non perdiamo mai di vista che molto spesso, come qualche studioso ha notato, i documenti più inediti sono proprio quelli già editi e da gran tempo. Un severo maestro come Vittorio Bossi non giunse un giorno a dirci :I tre quarti dei documenti inediti meritano di restare inediti? La quantità, forse, era un po' forzata, ma il giudizio, nel suo insieme, calzava.
Ci vuol cautela anche nel prender contatto con le figure e gli avvenimenti del passato. Chi si rifaccia a pensare quello che trenta o quarant'anni fa ha imparato di storia antica sui libri di testo, se è in buona fede, non può fare a meno di rico­noscere che quei nostri buoni Romani glieli hanno sempre presentati come esseri impossibili, belli e pronti per Plutarco e il monumento. Al mattino il Quirite che si rispetti ti costruisce un ponte sul Tibisco, a mezzogiorno te lo trovi intento a espugnare Numantia, all'ora in cui si sentono le conferenze all'Istituto di Studi Romani eccotelo a scavare uu valium in Caledonia e a sera, se non sta mettendo campo in Mesopotamia. veleggia per il Pontus Euxinus. L'immagine che in quinta ginnasiale m'ero fatta del Romano medio era d'un uomo assai forte e robusto, con tutta una battaieria d'impicci addosso, elmo, scudo, corazza, armi, munizioni, tende, coperte, viveri e l'immancabile polo per il campo e mancava sempre il peso dello scotto sempre in moto, sempre in faccende, sempre in guerra, come nei carmi omerici, e se, favonio Numine, riusciva a tornare in patrio, invece di andarsene dalla sua Calpumia e dalla diletta prole, via di corsa, fresco fresco, in Senato a tuonare e Si qnis vestrum, patres conscripti..., contro un qualunque Quinto
i) Ved. A. OMODEO, Figure e passioni del Risorgimento italiano* Palermo [1932], p. 110.