Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; GIOBERTI VINCENZO
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Umberto Valente
dei suoi scritti. Ma rispetto alla materia, oh quanto mi ha fatto ridere! Tutte le donne che veggono Giovanni, cioè l'autore, se ne innamorano, ed egli risponde di tenerezza a una parte di loro. Non conosco uno scrittore che abbia avuto un si gran fascino d'innamorate. E quel congresso matrimoniale, descritto con libertà più, che poetica, non è una bella cosa, quando si pensa agli occhiali e a quel piglio filosofico di chi ne è l'eroe! Insomma egli è uno degli uomini più buoni e dei cervelli più balzani che si trovino al mondo.
Quando il Gioberti manifestò apertamente nella Teorica del sovrannaturale il suo dissenso dal Rosmini, i rapporti tra i due uomini si fecero difficili; ') il Tommaseo diede olle stampe l'Annotazione XVal Saggio su G. P. Vieusseux, apparsa negli Studi critici,2) e l'inviò al filosofo torinese. Questi scriveva subito al Vieusseux il 24 aprile 1834 perchè comunicasse al Tommaseo che egli si asteneva dal riscrìvergli; non già per broncio o risentimento , ma perchè riteneva più conforme olla propria dignità il non cominciare una corrispondenza spiacevole, che il doverla poi interrompere. Esprimeva tuttavia il proposito di rispondere alle censure di lui con altra scrittura.
Di questo increscioso incidente, il Gioberti si rammaricò anche con Giuseppe Massari il 6 maggio 1843, con Giovanni Baracco il 24 maggio stesso, in modo più irruente con Claudio Dalmazzo il 25 maggio, preannunziando che la risposta doverosa sarebbe stata inserita nell'ultimo tomo degli Errori**)
Le lettere successive sono ispirate a sensi di maggiore equità e serenità di giudizio.
Scrivendo a Gaspare Seggiaro il 18 agosto 1843, attribuisce le asprezze del Tommaseo non a malanimo, ma al suo affetto verso il Rosmini e anche alla sua condizione personale, giacché so che non è felice a Venezia, e i dispiaceri inaspriscono l'umore.
Nella missiva a Giovanni Baracco del 24 agosto confessava: Io aveva risoluto di rispondere al Tommaseo col medesimo tuono della sua critica. Ma ho inteso ch'egli ha dei dispiaceri, e che la Congregazione dell'Indice condannò alcuni suoi libri; onde mi son risoluto a trattarlo con molta dolcezza; e in quella a Giuseppe Massari del 3 ottobre stesso anno aggiungeva: Tratto come vedete, assai blandamente il Tommaseo perchè mi fa compassione. Infine nella missiva a Giacomo Mutti del 29 aprile 1851, cioè sette anni appresso, si rileva questo passo il quale attesta la pacificazione avvenuta tra i due grandi scrittori: Ho inteso la sciagura del povero Tommaseo (la cecità). Mi duole, all'anima, di essa, e di quelle parole che scrissi su di lui nell'ultimo discorso ; *) e riconosce nel Tommaseo in certo grado, le doti di teologo, politico e filosofo. Nel frattempo il Dalmata aveva dato alle stampe i suoi Pensieri morali e i nuovi Scritti sull'educazione, e aveva difeso Venezia a viso aperto.
L'epistolario giobertiano non fa più oltre menzione del Tommaseo. Ma l'autore del
Primato e del Rinnovamento d'Italia non doveva aver pace. Amareggiato dalle accuse
dei municipali e dei mazziniani, trascorse l'ultimo anno di sua vita fra lo strazio, e mori
improvvisamente a Parigi tra il 25 e il 26 ottobre 1852. 5)
UMBERTO VALENTE
1) V. GIOBERTI, Introduzione allo studio della Filosofia* Brusselle, 1840.
2) 1843. Vedasi a complemento la nota del Tommaseo in appendice all'opuscolo sul Calasanzio e i padri gesuiti. Prato, 1847.
3) V. GIOBERTI, Errori filosofici di A. Rosmini* Brusselle, 1843, voi. I.
*) Premesso alla 2* edizione della Teorica del sovrannaturale. I* p. 22.
s) BIAGIO LOMANACO, Il pensiero educativo di V. Gioberti, Napoli, Tradì, 1931; ZINO ZINI, Gioberti. Paravia, 1936; A. BRUERS, Gioberti. Guida bibliografica, Roma. Fondazione Leonardo, 1924; G. GENTILE, recensione del Carteggio inedito Tommaseo Capponi a cura di I. Del Lungo e P. Prunas, in La Critica, 1915, voi. XIII, pp. 384-6.