Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1941
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pagina
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116
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Libri e periodici
conosciute e consacrate, altre ben pure notevoli, e soprattutto scopre altre iniziative che nel secolo stesso preadon vita, altro correnti di attività intellettuale che lo solcano, non può negare lo stato generale di decadenza. Un certo numero di facoltosi e di cospicue fortune non forma ricchezza in un paese, quando la gran massa è indigente. Anzi l'importanza, il valore di quelle correnti colturali, speculative o pratiche, lo si scorge in funzione della loro mira e della loro efficacia atrar fuori la nazione dal suo decadimento.
Il Settecento, che è un perìodo un po' lungo e complesso, presentando molteplicità di aspetti, nel suo distaccarsi dal Seicento e contrapporglisi in idee e in fatti, e nel suo protendersi, da noi, verso l'Ottocento e le nostre realizzazioni nazionali, offre anche fisionomia propria nelle diverse regioni italiane. Ognuna ha il suo proprio ambiente mentale e morale, e forma la sua comunità colta. La forma pure l'Umbria; composta particolarmente di eruditi, di letterati, di ricercatori di antichità: distinto insieme di persone e spesso di famiglie, che preso di per sé solo poteva illudere sulle effettive condizioni di tutto un popolo; ma che è stato come altrove, anche qui nell'Umbria un indubbio valore locale e per riflesso nazionale, e va ritolto perciò dall'oblio: quella soeietà che gelosamente raccolse e ordinò copioso materiale della nostra storia civile ed artistica e mentre parve allontanarsi dalla vita e rifugiarsi nel passato, alimentava la fiamma dell'italianità.
Riandare al passato, bisognava, per riprendere la via verso un avvenire di rinnovamento. Coi ricordi doveva arrivare a ridestarsi un sentimento di dignità nazionale, sprone alla volontà di risorgere. In questo ripiegarsi su se stessa l'Italia doveva trovarsi o ritrovarsi, se, nel profondo, il senso della nazionalità vi ha sempre radicato.
Si propaga pertanto anche nell'Umbria l'alacre e fruttuoso impulso alla ricerca delle memorie locali che pervade la nazione: moto sempre più consapevole, indispensabile per individuare i lineamenti. dell'Italia nei secoli, moto che acquista particolare valore e importanza perchè compiuto come legittima difesa di fronte al silenzio ed alla ingiustizia degli stranieri.
Luogo per luogo dell'Umbria, il Gasperoni segue e rievoca questa ondata d'operosità erudita che la percorre: a Perugia, Assisi, Bevagna, Città di Castello, Città della Pieve, Gubbio, Orvieto, Spello, Todi, Terni, mettendo in evidenza le figure di studiosi in cui più spiccatamente si raccoglie e si impersona. Son nomi questi che non potranno più varcare le storie municipali e locali, e ingiustamente ancora qui .sovente obliati; ma ai loro giorni superarono il modesto confine del natio loco. Lo provano le attive relazioni che ebbero con gli uomini rimasti rappresentativi della cultura italiana del tempo. Tali relazioni chiariscono e misurano la portata della vita culturale della regione. Le iniziative degli studiosi locali sono promosse e avvivate da un interessamento di quelli di fuori per soggetti e materie regionali. Perugia si presentava come il centro umbro più importante per vicende vissute, per memorie accumulate; e un'attenzione su di essa da parte d'altri dotti italiani cominciò riguardo ai monumenti etruschi locali. Il Maffei scriveva al perugino conte Giacinto Vìncioli: veramente chi non è stato a Perugia non sa cosa sia antichità etnisca. La ricerca archeologica metodica cominciava allora; e la corrispondenza con eruditi di fuori prendeva i primi sviluppi ad opera del conte Diamante Montemelini, uno degli antesignani fra i raccoglitori d'antichità locali nella prima metà del Settecento (e IV. VERMIGLIONI, Prefazione alla prima edizione delle sue Iscrizioni perugine, p. xiv). I contatti dei dotti perugini si accentuano sempre più con Scipione Malici, con Francesco Gori, con Giovan Battista Passeri, riguardo all'argomento etrusco che, come scriveva il ricordato Vincioli, è tutto proprio e privativo della nostra nazione. Veramente l'Italia non seppe poi in tale campo d'indagine archeologica tenersi il primato, che ha invece oggi decisamente ripreso. Tuttavia Perugia non vi ha mai sfigurato, da allora sino, oltre la metà dell'Ottocento: con Giovan Battista Vermiglioni, che, nota il Gasperoni, formò appunto la mente e la passione investigativa sull'esempio di quegli studiosi cittadini del Settecento, e del quale le Lezioni di Archeologia fecero testo per qualche buon decennio; con Ariodante Fabretti, con Giancarlo Cones tubile.
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