Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1941>   pagina <119>
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Libri e periodici
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nuovo necessità, che inducevano le .menti a occuparsi di problemi di cara tlere economico sociale e morale.
1 /opera di Lione Pascoli, le ricerche del maestro Gio. Girolamo Carli, gli scritti del bevagnate Alessandri, del conte spolettilo Ancaiani e di Felice Mariottini, mostrano che anche nell'Umbria, soggetta allo Stato Pontificio, si facevano strada le ferree voci che accennavano al rinnovamento.
Tra Assisi e Foligno si agitava, agguerrita di fautori e tipografi, la battaglia assertrice del vecchio regime, operosa nel combattere le idee della Rivoluzione fran­cese, ma altrove si intravedeva la via necessaria per creare attraverso le riforme la nuova coscienza civile.
E il Pascoli, su cui uno studio di Luigi Dal Pane è apparso anche in questa Rivista (ottobre 1936) la personalità più e veramente notevole: merita dcll'A. è di averne ri tro­vata anche qualchedun'altra. Non era da trascurare però Serafino Culindri nato a Perugia nel 1733, che sì occupò e scrisse di geologia, di idraulica, di economia;, trattò di relativi problemi attinenti in particolare alla Emilia e alla Romagna; ripubblicò Dissertazioni matematicoidrostatiche di celebri autori; progettò una Raccolta degli scrittori nostri sulla utilizzazione delle acque; compilò un Dizionario eorografico del Bolognese; ideò una Storia geografica politica economica dello Stato Pontificio, a cui diede una attuazione il figlio Serafino col Saggio statistico storico del Pontificio Stato pubblicato in Perugia nel 1829. Figura, il Calinoti, che attende di essere a fondo illu­strata, anche per la sua vita avventurosa. Diresse lavori nella Maremma Grossetana, fu proposto dal P. Boscovich a Luigi XV per direttore del porto di Cherbonrg, viaggiò l'Italia ricercando e traendo documenti da antichi archivi; ebbe due mogli e trentacinque figli, e alla fine fattosi sacerdote morì parroco di una modesta pieve rurale nel 1811. Oltre tutto ciò varrebbe d'approfondire l'indagine sulla ripercussione avuta nella regione dalle idee che percorrevano l'Europa, da quello che è lo spirito del secolo, da quanto fermentò e generò i suoi rivolgimenti finali; d'addentrarsi sulle posizioni assunte di fronte a tutto il moto agitatore: d'opposizione o d'adesione. Questa, più che l'aperta, hi intima; il lavorio di penetrazione, l'assenso, la maturazione latente. È un fatto che altrimenti può sorprendere l'improvvisa accettazione doi programmi democratici, riformatori, rivoluzionari da parte di uomini d'ingegno, di carattere, di dirittura morale, di cui prima non risulta nessuna manifestazione palese, nessuna propensione dichiarata per essi. Ma si andrebbe fuori del puro campo culturale. Restando più propriamente in questo, pochi, a dir giusto, e isolati appaiono gli studiosi di questioni pubbliche, economiche, tecniche di fronte alla numerosa e collegata schiera dei ricercatori di biblioteca e d'archivio, dei letterati, dei cultori d'antichità.
Riguardo a quest'ultimi, c'è in verità da osservare come l'investigazione erudita avesse un carattere sostanzialmente conservatore. Quegli uomini che vi si dedicavano con tanto amore e alacrità, erano quasi tutta gente strettamente attaccata allo tradi­zioni; che indagava e rievocava il passato come per volervi appoggiare il presente, il quale ne risultava chiarito dimostrato giustificato. A innovazioni e riforme non vi pen­sava, e neanche le avrebbe desiderate. La classe privilegiata a cui in maggior numero appartenevano, può anche farlo comprendere. Le istituzioni, gli ordinamenti dell'oggi riuscivano ud apparir la naturale espressione conclusiva di quelli di un tempo, la cui riscoperta giungeva in certa guisa a legittimarli, e sanzionarli. Si rintracciava negli eventi, negli uomini, nei monumenti il passato della città, della contrada, come una casata patrizia un po' decaduta può richiamare i propri fasti gentilizi, ritrar fuori i propri ti ioli araldici e genealogici. Cosicché il risultato di tutto il lavorìo storico erudito, la cognizione cioè d'una vetustà, vigorìa e ricchezza di vita italiana dei tempi anteriori, da cni doveva scaturire una consapevolezza nazionale che con il risorgimento politico aveva da condurre anche a necessarie revisioni d'istituti, di rapporti di classe, di ripar­tizione dei beni, fu raggiunto al di fuori e oltre gli intenti diretti dei tanti esumatoti di memorie, riawivatori delle traccio lasciate dai secoli avvicendatisi sul suolo italiano.