Rassegna storica del Risorgimento

TOMMASEO NICCOL? ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1941>   pagina <120>
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*-0 Libri e periodici
Neanche un proposito di concorrere a in tesseri; comunque le fila ideali dell'unita nazio­nale veniva ad esserci in loro. Magari ozi, senza quella visione comprensiva della storia d'Italia, quale aveva il Muratori, tenevano a distinguere e a far risaltare la propria città, la proprio terra, la piccola patria, in gara d'importanza e di lustro con le vicine elontane.
Non importa; ed è inutile fare una inchiesta sulle intenzioni. Il frutto, sia pure non pensato, di tutta quell'operosità erudita lo si è avuto e raccolto: come di uno dei fattori, nella preparazione d'un chiaro spirito nazionale, nell'avvio al moto unificatore. Con rav­vicinamento per comunicarsi notizie, segnalarsi documenti, fornirsi materiale, quella società colta settecentesca dei vari luoghi, formata di dotti e amatori, di seri studiosi e di­lettanti, di storia, di letteratura, d'arte, di anticaglie, di curiosità erudite, andava facendo di città a città, di regione a regione una presentazione reciproca, stabilendo una prima intesa ed una comprensione vicendevole; nella mancanza di un centro politico intorno a cui raggruppare le forze per formare Io stato unitario, creava la propria Patria spiri­tuale; sicché gli italiani del Settecento si riconobbero e si amarono attraverso gli studi.
Conoscenza ed amore, che a distanza di qualche secolo, potrebbe sembrare come
avesse dovuto esser un fatto naturale spontaneo: e sono stati invece anch'essi una
lenta e laboriosa conquista. n. n
- n RAFFAELE BELFOBXI
NICCOLÒ TOMMASEO, Diario intimo, a cura di RAFFAELE CIAMPINI; Torino, Einaudi, 1939-XVII, pp. 457. L. 25.
E la seconda edizione di questo documento singolarissimo, riveduta nel lesto e nelle note, e aumentata di non poche pagine inedite, ritrovate ancora qua e là dal solerte raccoglitore nei pacchi delle carte del Tommaseo della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Probabilmente il volume è definitivo, perchè le lacune che restano non saranno colmate mai. Tutto composto di frammenti, di cenni rapidi, di notizie fuggevoli e spesso velate, con frequenti interruzioni e soppressioni, non giova che in parte alla ricostruzione della vita del Dalmata: ma ha peraltro un enorme valore per la comprensione dell'uomo, di cui ci svela, quasi giorno per giorno, senza artifici e senza sottintesi, talvolta con crudezza brutale, le impressioni, i sentimenti, il fondo del pensiero. H vero carattere del Tommaseo è qui, nella sua perfetta nudità: acido e iroso, diffidente e selvatico, eternamente incontentabile, malignò spesso contro gli stessi amici e soccorritori, ma, tuttavia, più che non appaia, nobile e generoso, conscio delle proprie incertezze, delle proprie contraddizioni, delle proprie colpe; animato (e vieppiù con il crescere degli anni) da un desiderio ardentissimo di redenzione e di ascesa. Forse la natura dello scrittore battagliero fu meno varia e complessa (ed è problema questo, a mio avviso, degno di un esame approfondito) di quanto comunemente si è creduto e ancor si crede; forse alle sue intime lotte diuturne, aspramente combattute, venne spesso meno la vittoria unicamente per una fondamentale torpidezza, per un manco di saldezza interiore, per una tetraggine e un'irrequietezza natie, che gl'impe-dirono di fissare a lungo, con vigore costante, la mente e l'anima su di un proposito o su di un'idea. Ma egli non nascose nulla mai a se stesso: io non sono già il primo a dir più male che bene dei fatti miei : ma son primo a dir male di me senza mistero, uè affettazione, né gravità, perchè credo che l'affettazione e il mistero e la gravità sieno il camice della menzogna (p. 63). Quest'aperta confessione, nel Diario, delle sue miserie, delle sue pene, dei suoi terribili dibattiti, del suo sforzo, ancorché per lo più vano, per superarsi meritano indubbiamente la nostra ammirazione, o almeno, il nòstro compatimento sincero.
Ma un'importanza non meno alta acquista il denso volume considerato noi suo intrinseco valore letterario. Vi sono, in queste pagine concitate, esempi di prosa mira­bile e, soprattutto, vi è, sovente, una densità di espressione chiara e immediata che diffìcilmente si riscontra in altri scritti del Nostro, ove il concentramento energico della frase si torce non di rado ad un artificio palese. E quante descrizioni, frettolose ma vivide