Rassegna storica del Risorgimento
TOMMASEO NICCOL? ; GIOBERTI VINCENZO
anno
<
1941
>
pagina
<
122
>
122 Libri a periodici
fin dall'epoca del Congresso dei dotti, tenuto a PÌBU nel 1839, un anno prima della BUA nomina a professore di diritto civile e commerciale in quella celebre Università: ire anni dopo doveva pure conoscere il bardo nazionale, Giovanni Prati, col quale come ricorda l'A, strinse poi una durevole amicizia. Dopo la cacciata degli Austriaci da Milano, il Montanelli raggiunse con altri giovani toscani la Lombardia per muovere fino alla barriera delle Alpi: egli entrò infatti con la colonna Arcioni dalla valle del Chiese nel Trentino. Egli dovette però subito accorgersi che le notizie diffuse sulla facilita di sommuovere quel paese, non corrispondevano alla realtà e che una insurrezione del Trentino sarebbe stata impossibile senza rilevanti aiuti: giunto a Tione con in tasca il proclama che doveva pubblicare a Trento conicprìmo atto del nuovo governo in quella città, si metteva da solo in cammino superando le insidie nemiche e raggiungendo cosi il sobborgo di Piedicastcllo. Nelle sue Memorie il Montanelli racconta con certa ampiezza quella audace impresa, che per l'intervento di due militi della guardia civica trentina e poi di certo L. Clementi non ebbe conseguenze gravi per lui, potendo cosi far ritorno a Tione e poi a Brescia, per sollecitare altri rinforzi. Il Zicger, confrontando alcuni atti di polizia contenuti negli Ardii vi di Innsbruck, ha potuto assodare che la narrazione di tale episodio fatta dal Montanelli è veritiera ed esatta. Nel frattempo la sorte delle armi volgeva alla peggio, con grande disappunto, del Montanelli che sognava sempre di poter rientrare a Trento e di piantare il tricolore stille Alpi. Conclusa cosi la sua impresa verso il Brennero, egli accorreva all'accampamento toscano di Curtatone rimanendovi fino all'eroica giornata del 29 maggio, in cui, gravemente ferito, venne fatto prigioniero con altri Toscani e Napoletani, poi inviati oltre il Brennero, passando quindi attraverso il Trentino. Del passaggio di quei giovani combattenti da quella regione, in cui si ebbero tante prove di solidarietà nazionale dal popolo trentino, scrisse già ampiamente il compianto senatore Zippel in base a copiose fonti inedite; in questo saggio il Zicger porta nuova messe di notizie, le quali tutte confermano l'entusiasmo e le spontanee manifestazioni di affetto fraterno di tutto quel popolo verso i vinti di Curtatone. Il nucleo principale di 1089 prigionieri giunse a Trento da Rovereto e da Ala il 1 giugno; il secondo per la VaHarsa di 170 soldati e 65 ufficiali, il 30 giugno; il Montanelli, perchè ferito, fece parte del terzo esiguo gruppo partito dall'ospedale di Mantova il 22 luglio, giungendo a Rovereto la sera del 24 prendendo alloggio presso il convento di quei Padri Francescani. Dai colloqui fidati sbocciati nel refettorio del convento come scrive l'A. risultò una fusione di animi, una ripresa di speranza accompagnata da parole di conforto. In quel refettorio il Montanelli, poco prima di partire per Trento, scriveva una poesia dedicata ai fratelli italiani di Rovereto diventata poi popolare per la musica adattatavi da G. Pacini, in cui lo spirito dell'apostolo dei primi di aprile vibra àncora intatto in quei versi fieri che riescirono di conforto ai suoi compagni di prigionia, ravvivando le speranze dei montanari fiduciosi nella sorte favorevole delle armi italiane. Durante il breve soggiorno quale prigioniero ad Innsbruck, il Montanelli godette una certa libertà; colà fece pure la conoscenza di alcuni italiani fra cui del magistrato e poeta trentino F. Parteli col quale mantenne una durevole amicizia. Dopo la resa di Milano e l'armistizio Salasco, egli riprendeva triste ed accorato la via del ritorno, fermandosi il 21 agosto brevemente a Trento dove poteva ringraziare in A. Amorth e D. Bormiolli, i due ignoti militi della guardia civica, che il 5 aprile lo avevano sottratto alle insistenti indagini della polizia. Da Verona, due giorni dopo, mandava una lettera aperta al redattore del Messaggere Tirolese, con la quale ringraziava le autorità della città di Innsbruck a nome anche dei suoi compagni di prigionia del trattamento avuto durante il suo breve soggiorno. Ancora nell'ottobre di quell'anno fortunoso, il Montanelli, succeduto al Capponi, diventava presidente del Governo toscano, incontrando a Firenze una sua vecchia conoscenza trentina, T. Gar, che rappresentava in Toscana la fiera Venezia di Daniele Manin, per tentare una
intima collaborazione dei vari Stati. Italiani.
PIETRO PEDROTH