Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno <1941>   pagina <156>
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Romeo Galli
autorità pontificie in Romagna; ma la sua speranza andò interamente delusa. Se era vero che la grande maggioranza dei cittadini ahborriva dalle violenze e dagli assassini! perpetrati in persona degli agenti della pubblica forza, non era men vero che riprovava altamente i soprusi e le angherie di quest'ultima. Una particolare avversione destavano i Volontari pontifici, o Centurioni, i quali, ad onta dei miglioramenti introdotti dal card. Lambruschini nel loro reclutamento e nel loro ordi­namento, seguitavano pur sempre a commettere atti d'insopportabile licenza e terrorismo. Il malcontento dilagava nelle Legazioni: la man­canza di una direttiva ferma e precisa nel Governo centrale; le interfe­renze di una polizia segreta e di informatori occulti, che non si peritavano di accusare gli stessi Legati; la poca armonia esistente fra questi ultimi ed il diverso tenore impresso da essi alle province, erano argomento di critica anche per gli amici più affezionati del dominio pontificio.
L'agricoltura negletta e povera; il commercio inceppato; il lavoro scarso e mal retribuito; l'istruzione e l'igiene trascurate; la moralità pubblica e privata deficiente, facevano sì, che dilagavano oltre ogni credere il ladroneccio, il malandrinaggio, la corruzione più sfacciata.
Bande di grassatori scorrazzavano per le campagne; spesseggia­vano gl'incendi, le rapine, i furti di bestiame, le vendette sui prodotti pendenti; e i contadini, terrorizzati, si guardavano bene dal dare indi­cazioni sui malviventi; spesso, anzi, li celavano e favorivano, per timore del peggio. Il denaro, che non trovava facile investimento, era nascosto paurosamente nei luoghi più impensati; ma bastava una spiata, perchè là casa che lo possedeva venisse presa di mira da qualche brigantesca conventicola, che, raramente, incappava nelle pattuglie di carabinieri in perlustrazione. I confini del dominio erano facilmente violati dai con­trabbandieri, i quali trovavano favoreggiatori, non solamente nel basso popolo, ma anche in alcuni parroci più vicini ai cordini stessi.
Il giuoco, la crapula, il meretricio erano all'ordine del giorno: gio­vani e vecchi, cittadini e campagnoli, ne erano invescati sino alla rovina; gli stessi preti, specie nei Comuni rurali e nelle frazioni più lontane, ingannavano le lunghe ore di ozio con la caccia, coi giuochi d'azzardo e con pratiche scandalose; sicché i vescovi dovevano spesso intervenire per richiamarli sul retto sentiero. Non pochi sacerdoti vestivano alla secolaresca, frequentavano fiere e mercati, cacciavano di frodo, o par­tecipavano ai grassi conversari (trebbi) di prolungate veglie notturne.
Ad ogni avvenimento che uscisse dal normale, le critiche si face­vano più aspre, le proteste più alte, le imprecazioni più accese e violente: nessuna classe era esente da risentimenti e da mormorazioni e tutto
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