Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno <1941>   pagina <157>
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1 primi Casi di Romagna 157
serviva per scardinare quel po' di disciplina e di soggezione che ancora sorreggevano le pubbliche istituzioni. Gli stessi vescovi non si sentivano tranquilli, nel governo delle loro diocesi, e parecchi insistevano per essere traslatati altrove, o domandavano di abbandonare le cattedre episcopali dietro la semplice concessione di un canonicato in Ho ma e di una modesta pensione sulle rendite delle rispettive Mense Vescovili. Cesena, Rimini, Cervia erano sempre in busca di nuovo Vescovo, ed a Faenza mons. Benedetto dei conti Folicaldi insisteva per essere sostituito, desi­derando di non compromettere più oltre la sua salute morale e fisica.
I soli cardinali Chiarissimo Falconieri arcivéscovo di Ravenna e Giovanni Maria Mastai vescovo d'Imola erano i più sereni; il primo perchè tenuto molto in considerazione dalla cittadinanza ravennate e specialmente da quella più povera, sulla quale egli spargeva a profusione bontà e danaro; il secondo perchè, largamente caritatevole esso pure, sapeva comprendere e compatire i furori partigiani.
Ad avvelenare l'ambiente e ad ottenebrare le menti circa i mezzi più appropriati a migliorare la vita amministrativa e politica dello Stato, interferivano le simpatie di alcuni per un intervento straniero': negli elementi aristocratici, prevalevano gli austriacanti; nel ceto medio e borghese, i napoleonica. Quelli sostenevano che il Governo pontificio non aveva né sapienza amministrativa, né direttive politiche precise, né mano sicura per disciplinare la compagine dello Stato, perciò meglio era sottoporsi al regime austriaco, il quale aveva fatto, del Lombardo Veneto, una delle regioni più ricche e meglio ordinate d'Italia; questi sostenevano che i discendenti di Napoleone avrebbero potuto dare alle Romagne un indirizzo democratico e liberale, facendo rivivere i ricordi di quel Regno Italico, che aveva lasciato un solco luminoso e profondo nel­l'animo di tanti patrioti. A Ravenna la casa dei conti Raspolli, ove era entrata sposa la principessa Luisa Murat,1) costituiva, innegabilmente, un focolare di liberalismo, con malcelate propensioni bonapartiste.
I vecchi Carbonari e Massoni, avevano per quella gentildonna una vera devozione, memori delle virtù eroiche di suo padre e della gloria che sopra di essa riverberava il nome dei Bonaparte.
Bologna e Ravenna erano i centri principali di opposizione al governo teocratico: dopo il 1831, una parte dell'aristocrazia bolognese si era appartata e tendeva ad approfondire sempre più il solco che la separava dalle vegHanti, ma non sempre veggenti, autorità pontificie.
i) Luisa Marat, nata il 22 marzo 1805 da Re Gioachino e da Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, sposò il conte Giulio Rasponi di Ravenna, e mori in quella città il 1<> dicembre 1889.
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