Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
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Romeo Galli
Una volta che fra Bologna e Ravenna fosse stato possibile stabilire precise intese per ima sollevazione, le altre città di Romagna, irrequiete e scontente, non avrebbero mancalo di aderire al moto, che sarebbe così diventato, in breve, generale e travolgente.
I liberali, abbandonate le vecchie forme cospiratorie, cercavano di penetrare sempre più profondamente nelle masse popolari, servendosi di quegli elementi più astuti e più forti, che, nelle zone periferiche meno abbienti, godevano simpatie ed autorità.
Sul sincronismo dell'azione delle diverse città, riposava la quasi certezza della riuscita del moto insurrezionale; ma Bologna, per antica tradizione di indipendenza comunale e di supremazia regionalistica, tendeva a soverchiare le città della Romagna, di modo che le intese con queste non furono sempre così cordiali e tempestive da assicurare il più pronto successo delle comuni iniziative.
Bologna faceva molto assegnamento sopra una problematica rivoluzione di Napoli e aveva mandato colà il conte Livio Zambeccari, per avere pronte e sicure informazioni.
I Romagnoli invece non avevano dimenticato le delusioni del 1821 ed avrebbero volentieri iniziata la rivolta, facendosi centro di quel maggior commovimento che, per mimetismo sentimentale, si sarebbe sicuramente propagato a tutte le regioni finitime.
Fra il maggio e il giugno, la preparazione rivoluzionaria parve aver raggiunto il suo perfezionamento; se non che, alla Segreteria di Stato in Roma cominciarono a pervenire avvisi e confidenze intorno alla mala disposizione degli animi nelle Legazioni. 11 Lambruschini fu sollecito a richiamare la vigilanza dei Legati sulle persone più sospette in linea politica; ma z promotori della rivolta si erano mantenuti sì fatta-mente riservati, che nulla era trapelato alla polizia bolognese; ed il card. Spinola, Legato di Bologna, poteva, il 30 giugno 1843, assicurare la Segreteria di Stato che dopo le raddoppiate diligenze nulla era a temersi in quella città, e che la provincia ancora presentava non solo un' apparente tnmciillità, ma che, neppure in segreto, cosa alcuna macchinavasi.
II Lambruschini, tuttavia, con dispaccio del 5 luglio insisteva perchè si continuasse la più segreta sorveglianza sui malintenzionati
i) Sulle condizioni particolari della Romagna di quel tempo, e sogli avvenimenti che ne seguirono, vedi: E. MASI, Cospiratori in Romagna dal 1815 al 1859 y Bologna, Zanichelli, 1891; A. COMANDINI, Cospirazioni di Romagna e Bologna nelle memot e di Federico Comandini e di altri pairiotti del suo tempo (1831-1857), Bologna, Zanic- elli, 1899; E. CASTELLANI, Il moto di Romagna dell'agosto 1843, Milano, Vallardi, 1917.