Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno
<
1941
>
pagina
<
159
>
I primi Casi di Romagna 159
e comunicava in via riservatissima di avere mandato, in missione speciale, il tenente colonnello dei carabinieri pontifici, Stanislao Freddi, alla fiera di Senigallia, per vedere di penetrare le segrete intenzioni dei capi faziosi. La fiera di Senigallia, con 1* enorme concorrenza di forestieri, era un'eccellente occasione per incontri e simposi politici, mascherati di giovialità: bolognesi, romagnoli, marchigiani, romani ed anche napoletani vi convenivano in buon numero, ed era agevole scambiare notizie, impressioni e impegni di carattere non perfettamente intonato ai fini commerciali che la fiera si proponeva.
Dopo quella fiera, cominciarono a circolare voci di probabili sommosse; le indiscrezioni si fecero più palesi e l'assenza del conte Livio Zambeceari da Bologna servi di filo conduttore per stabilire la esistenza di contatti fra i ribelli del Napoletano e quelli dello Stato pontificio. Qualche lettera venne intercettata; ma più che tutto l'asserita sicurezza del moto napoletano doveva servire d'incoraggiamento ai popolani bolognesi per predisporli a secondare la sollevazione.
Alla fine di luglio la voce della imminente rivolta di Napoli era generale in Bologna, ed il fermento dei popolani visibilissimo. II Legato informava infatti il Lambraschini che, dopo il 30 giugno
le voci e le notizie di uria imminente rivoluzione non erano cessate, e vociferavasi essere stata di già preparata e disposta in Napoli e, che a momenti andava a scoppiare, dopo la quale sarebbe seguita nelle altre città d'Italia e nelle provincie pontificie.
Aggiungeva però che, sebbene avesse motivo di ritenere siffatte notizie infondate, pure non lasciava di raddoppiare la vigilanza. Crescendo le voci sinistre ed il fermento, il 1 agosto il Legato incalzava scrivendo che l'azione dei malintenzionati in Bologna prende ogni giorno un aspetto più grave e che si erano diretti sulla plebaglia e sulla gioventù, ritenendo sicuro il movimento in Napoli.
A fronteggiare le non impossibili sorprese aveva perciò messo in avvertenza ed in parata la Forza, ordinato l'immediato ritorno del generale conte Salis, avviato in vacanza verso la Svizzera, richiamato il tenente colonnello Freddi, il Direttore di polizia e adottate le misure prudenziali che la situazione esigeva, non escludendo la possibilità della carcerazione preventiva dei più facinorosi.
H fermento però cresceva sempre; tutti parlavano della rivoluzione come di una ineluttabile necessità e si aspettava di ora in ora la notizia della sommossa di Napoli.
La sera del 2 agosto il Legato informava Boma che l'attività rivoluzionaria progrediva visibilmente, che si contava di avere il giorno