Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
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1941
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Romeo Galli
di poi notizie di qualche movimento in Napoli; che nel 4 o 5 i Bolognesi si prefìggevano di secondare quel moto ma che si ostentava di mantenere all'esterno la più perfetta tranquillità. Assicurava in pari tempo di progredire nelle misure di sicurezza e che in caso di necessità non avrebbe mancato di agire risolutamente.
Il Lambruschini, riscontrando le lettere del Legato in data 4 o 5 successivo, dava le più ampie assicurazioni che niun movimento era scoppiato, o stava per scoppiare, in Napoli; che le voci messe in giro su tale argomento ad altro non miravano che a fomentare nei malvagi i loro sogni; che anche dall'estero si avevano le più tranquillizzanti notizie e che le voci allarmanti a quanto si poteva giudicare si spargevano ad arte, sì dai faziosi, per tenere svegliati gli animi e far buone collette di danaro, sì dai segreti confidenti, sebbene con imprudenza, per esplicare dai faziosi le loro intenzioni.
Siccome poi il Legato aveva accennato alla voce corrente intorno alla fuga di gran numero di forzati da Pescara, il Segretario di Stato assicurava che anche questa notizia era priva di fondamento tutto che il loro numero non ascenderebbe che a 60.
La reale conoscenza delle cose rendeva dunque tranquilli, in modo da consigliare di ridurre le misure ad una diligente ma fredda osservazione .
Il card. Spinola, rassicurato così autorevolmente, si tacque, e, fosse per convinzione, fosse per timore di incorrere nell'accusa di esagerazione, omise le misure di repressione alle quali aveva accennato.
Delusi nelle loro speranze e previsioni, e temendo di essere arre' stati, parecchi tra i liberali più in vista si allontanarono celatamente da Bologna, servendosi di vecchi passaporti, o di più recenti, ottenuti dalla condiscendenza dell'autorità politica.
Ravenna e le altre città di Romagna, che si erano venute preparando attivamente alla iniziativa rivoluzionaria, furono sorprese, per la pubblicità data alla medesima; e poiché il card. Amat preferiva non drammatizzare gli avvenimenti, chiamati a sé il 31 luglio i capi liberali, li consigliò ad emigrare, munendoli di un regolare passaporto.
Uscirono così dal dominio pontifìcio i conti Francesco Lovatelli, Tulio RasponL, Fabiani e Morigi di Ravenna, Stefano Foschini e Girolamo Sirocchi di Faenza, il dott. Luigi Carlo Farini di Russi, e diversi altri.
Non perciò il lavorio rivoluzionario si ristette: il 4 agosto, infatti, l'È.ma Amat informava la Segreteria di Stato
che le ultime notizie avutesi della rivoluzione Spagnola non hanno lasciato di riscaldare la mente a questi liberali, e soprattutto u quelli dalla Glasse dei Giovani.