Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
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1941
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162
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162 Romeo Galli
magg. Dufond, tale aiuto era inefficace, ed insisteva per l'invio di una compagnia, in aumento delle truppe di presidio.
A Ravenna ed in Faenza le cose si mantenevano sullo stesso piede, e benché da Bologna e da Forlì avesse notizie favorevoli, non avrebbe mancato di restare vigilante sulla difensiva. Da Bologna, quel Legato lo assicurava che colà si godeva la più perfetta tranquillità, perchè i pochi malintenzionati, vedendosi delusi dalle notizie, che attendevano dell'Estero, scorgendo l'imponenza della pubblica forza, non solo hanno desistito, ma si trovano in iscompiglio e timore.
A lui aveva rassegnato copia dello stesso foglio di notizie che allegava alla lettera per il Lainbruschini, foglio trasmessogli dal Governatore di Faenza, il quale si adoperava intelligentemente nella critica circostanza. In detto foglio era risolutamente affermato che l'incendio rivoluzionario nelle Legazioni, come si è. potuto dedurre da informazioni di molti compromessi,
è sostenuto per l'interesse e a tutte spese della Casa Ducale di Leuchtemberg, congiunta per vincoli di matrimonio coli' Imperatore Nicolò delle Russie, conscio e protettore dei politici maneggi del genero in Italia.
Diversi erano i Capi della rivolta, depositari di somme vistose, spedite loro appositamente; uno risiedeva in Forlì, uno a Ravenna, ano a Bologna ed uno a Villa Serraglio in territorio Lughese (comune di Massalombarda).
Accennava soltanto al nome di questo ultimo che era il col. Costante Ferrari, il quale avrebbe ingiunto a due rappresentanti faentini, che lo avevano visitato, di mettere in pronto armamento i compagni e di starsi sulle vedette per subitaneo scoppio dell'accensione di Napoli. Indicava anche i nomi di coloro che mantenevano più viva la corrispondenza fra i rivoluzionari: Lorenzo Sangiorgi, per Ancona e Ravenna; il nominato Ferrari, per Ravenna, Bologna e la Bassa Romagna; Vincenzo Caldesi il leon di Romagna del Carducci per Firenze. Soggiungeva però che in Faenza, malgrado il trasporto della gioventù, alcuni liberali, signori di grandi ricchezze, non intendevano di prender parte alla poco gradita massa politica, per travederla eccitata a soggettare la Patria a Dominio straniero militare e crudele.
Anche se l'intervento del duca Massimiliano di Leuchtemberg nei moti di Romagna non fu fin qui storicamente provato, è ovvio credere che le voci diffuse intorno alle larghe contribuzioni da lui offerte alla causa rivoluzionaria non fossero in tutto destituite di fondamento, tanto pm che, come vedremo, l'E.mo Lainbruschini vi accennò poi