Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno <1941>   pagina <168>
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Romeo Galli
volontario pontificio di Bazzano, mandato al capitano Castelvetri con l'avviso di prossimi considerevoli aiuti. Arrestato il messo e legatolo strettamente con funi assieme al Barattini, i fratelli Muratori decisero di ritirarsi nel luogo da dove erano venuti. La schiera fu subito ordi­nata militarmente: precedevano, a cavallo, il dott. Pasquale Muratori e Gaetano Turri che tenevano in mezzo il capitano Castelvetri; segui­vano il Barattini e l'infelice suo compagno, fatti segno ad. insulti e percosse, e poscia lo stuolo degli altri che circondavano i carabinieri, lasciati sciolti. Per la parrocchia di Merlano salirono così a Calderino, ma prima di giungervi il capitano Castelvetri cadde colpito a tradi­mento da una fucilata, datagli, pare, da Giovanni Marzari di Castel-bolognese detto Zvani, il Romagnolo. H dott. Pasquale Muratori si dolse amaramente dell'atto di costui, ma quasi che l'efferato omicidio avesse eccitato il loro furore, gli insorti scaricarono parecchi colpi sul Barattini e sul suo compagno, lasciandoli per morti sul terreno.
I carabinieri, invece, sp ogliati della divisa e vestiti in b orghese, dovet­tero seguire la colonna, aiutandola anche nella ricerca di alcune spie, con­tro le quali una parte dei rivoltosi intendeva sfogare il proprio risenti­mento. Però due dei carabinieri, assai pratici dei luoghi, riuscirono ad eclissarsi, mentre il terzo, dopo aver ricevuto il dono di qualche moneta, fu lasciato in libertà. Inseguiti da ogni lato, costretti a cibarsi miseramente di pane, cipolla e di poco salume, dormendo a turno sulla nuda terra, rara­mente in qualche fienile, i componenti la banda Muratori tennero la cam­pagna per otto giorni ancora, aggirandosi fra dirupi e boscaglie, nascon­dendosi nelle anfrattuosita più lontane, ascendendo e discendendo luoghi impervi, bevendo alle sorgenti dei ruscelli, pronti a vender cara la vita, ma altrettanto incerti sulla conservazione della medesima. Stanchi, laceri, delusi sui promessi arati di Bologna; decimati dalla febbre e dalle diserzioni, tentarono di trasferirsi sull'Appennino Tosco Romagnolo, nella speranza di trovare in Romagna maggiori aiuti che nel bolognese.
Attraversarono il Reno, il Savena, ridice; sostarono brevemente ai Casoni di Romagna e, sempre inseguiti alle reni dalle milizie ponti­ficie comandate dal capitano Cavatina, scesero nell'alveo del Sillaro, decisi a puntare su Casola Valsenio e Brisighella. A Castelbolognese, paese nativo del Marzari, avrebbero potuto rapidamente concentrare qualche centinaio di compagni accorrenti dalla bassa Romagna; ma il loro destino era inevitabilmente segnato. Con speciale staffetta, nelle prime ore pomeridiane del 23 agosto, il cardinale Legato di Bologna, che non aveva mancato di informare il collega Amat del pericolo sorto nelle montagne bolognesi, lo avvertiva che faziosi, oltrepassato il